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Province fra forbici e «trucchi»

Fonte: Il Sole 24 Ore

C’è chi le forbici sembra intenzionato a usarle. E chi le tiene ben chiuse nel cassetto ricorrendo a qualche “trucco” per salvare le sue province e aggirare così i paletti della legge. La conferma arriva dai Cal – i Consigli delle autonomie locali – che ieri hanno cominciato a presentare le prime proposte di riordino delle amministrazioni provinciali che, nelle Regioni a statuto ordinario, dovrebbero dimezzarsi passando dalle attuali 86 a 44, a cui si aggiungono le 10 Città metropolitane previste dal decreto del Governo Monti.
Alla proposta dell’Abruzzo (due province: L’Aquila-Teramo e Pescara-Chieti) ieri si sono aggiunte le ipotesi dei Cal di Liguria, Emilia, Marche che hanno tutte avanzato degli accorpamenti. Mentre dal Veneto è giunta la richiesta di mantenere tutte e 6 le province attuali più la città metropolitana di Venezia. Le motivazioni per i “salvataggi” sono diverse: per Belluno è la specificità riconosciuta dallo statuto veneto, per Rovigo è la peculiarità territoriale del Polesine, mentre per Padova contano le caratteristiche del territorio. Treviso, infine, si salverà grazie all’annessione del comune di Scorzé che permette il raggiungimento dei requisiti minimi previsti dalla legge. E cioè almeno 2.500 chilometri quadrati di territorio e una popolazione non inferiore ai 350mila abitanti. Una via, questa della “transumanza” dei Comuni – vietata espressamente dal Governo – che anche l’Umbria è intenzionata a seguire per non accorpare Terni a Perugia.
E se in Liguria ed Emilia le province si dimezzano (nella prima da 4 diventano 2, nella seconda scendono da 9 a 4), nelle Marche si fa un solo passo indietro (da 5 a 4). Tra oggi e domani si esprimeranno i Consigli delle autonomie locali che mancano all’appello. Altrimenti toccherà alle Regioni (entro il 23 ottobre) fare delle ipotesi prima dell’ultima parola che spetterà al Governo. Che quasi sicuramente si troverà di fronte una lunga lista di deroghe ed eccezioni.

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