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Dalla «spending review» nuovi spazi ai pagamenti

Fonte: Il Sole 24 Ore

I dati sul Patto di stabilità per competenza mista mostrano che il rispetto degli obiettivi è stato raggiunto, da parte degli enti locali con una notevole compressione dei pagamenti in conto investimenti a fronte di un bilancio corrente sostanzialmente invariato. Se fino al 2010 la diminuzione degli investimenti è stata rilevante, siamo certi che nel 2011, dopo l’inasprimento degli obiettivi, la caduta dei pagamenti e degli impegni di competenza sarà drammatica. Il ritardo dei pagamenti nell’ambito dei lavori pubblici è sotto gli occhi di tutti, con le sue ricadute umane prima ancora che economiche, anche se non è corretto addossare tutte le colpe al Patto.
L’attuale Patto per competenza mista, in origine, aveva un obiettivo diametralmente opposto a quanto verificatosi, cioè la razionalizzazione della parte corrente del bilancio per liberare spazi finanziari per i pagamenti in conto capitale. L’attuale stato della finanza pubblica rende difficilmente praticabili riduzioni strutturali degli obiettivi degli enti locali. Come in passato, potrebbero esserci interventi “palliativi” contenuti, come il parziale sblocco dei residui passivi.
Per questo è opportuno che anche gli enti locali, oltre a condurre la legittima battaglia in tema divincoli di finanza pubblica e fiscalità, comincino a «guardarsi dentro», razionalizzando la spesa corrente e migliorando il relativo saldo, così da creare capacità finanziaria per maggiori pagamenti di parte capitale. La parte corrente del bilancio è rigida, ma non è vero che tutta la spesa corrente sia inattaccabile, se non a costi sociali insostenibili. Le tecniche di spending review potrebbero essere di grande aiuto. Una nuova concezione della programmazione amministrativa e finanziaria permetterebbe di rimuovere parte delle supposte rigidità del bilancio corrente, al cui interno invece si nascondono spesso inefficienze, e a volte veri e propri fenomeni di clientela politica, per dare sollievo all’ormai asfittico bilancio in conto investimenti in termini d’impegni ed ancor più di pagamenti. Va tenuto presente che anche per gli enti locali la spending review non è una novità del momento. Anche per le autonomie, sin dal 2009, quest’attività è prevista come obbligatoria, per evitare la formazione di debiti pregressi, dall’articolo 9, commi 3 e 4 del Dl 78/2009. Per concludere, alcuni spunti operativi. La spending review è un atto politico, grazie al quale si abbandona il criterio della spesa storica nella costruzione dei bilanci e s’individuano le priorità in materia di funzioni e di servizi e nella loro concreta modalità di svolgimento in termini quali-quantitativi.
Questa attività, a differenza di quanto può sembrare a prima vista, non opera prioritariamente a livello di bilancio, atto che, nella finanza pubblica, più che altro intermedia (se non fotografa) la spesa senza gestirla. La spending review lavora a monte del bilancio, dove si forma la struttura delle obbligazioni dell’amministrazione. Per ridurre il consolidato di spesa corrente, si possono ipotizzare alcune iniziative da intraprendere anche livello locale nel breve periodo: razionalizzazione delle partecipazioni, sia nel campo dei servizi pubblici locali, sia in quelli strumentali; dismissione del patrimonio immobiliare non strettamente necessario all’attività istituzionale e più efficiente utilizzo di quello conservato in mano pubblica; rivisitazione dei costi derivanti dalla contrattazione integrativa, con puntuale applicazione delle norme legislative e contrattuali nazionali in materia; razionalizzazione dell’attività concessione di contributi economici nel rispetto dell’articolo 12 della legge 241/1990; gestione unitaria degli acquisiti di beni e servizi e del reclutamento di personale dell’ente e dei soggetti partecipati secondo regole di evidenza pubblica, in modo da garantire economie ed evitare fenomeni troppo spesso antieconomici, oltre che collusivi.
Come si può notare, in questi campi l’attività di spending review è declinabile, per la maggior parte, nei termini di una corretta e non capziosa attuazione delle normative nazionali di settore, in un contesto di leale collaborazione fra i diversi livelli di governo.

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