Con il decreto-legge 26 giugno 2026, n. 107, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 146 del 26 giugno 2026, il Governo ha definito il quadro normativo della riforma della contabilità economico-patrimoniale Accrual, uno degli obiettivi della Missione 1 del PNRR. Dal 2030 le amministrazioni coinvolte nella fase pilota adotteranno formalmente il nuovo sistema contabile basato sugli standard ITAS, affiancando la tradizionale contabilità finanziaria. Si tratta di una riforma destinata ad avvicinare la contabilità pubblica italiana agli standard europei, ma che apre anche numerose questioni operative, soprattutto per gli enti locali di minori dimensioni.
Indice
Una riforma nata per rispondere agli impegni europei
L’adozione della contabilità Accrual rappresenta il punto di arrivo di un percorso avviato con gli impegni assunti nell’ambito del PNRR e, più in generale, con il processo di armonizzazione contabile promosso dall’Unione europea.
Il nuovo sistema supera definitivamente il modello previsto dall’allegato 4/3 del D.Lgs. n. 118/2011, che consentiva di ricavare la contabilità economico-patrimoniale dalla contabilità finanziaria attraverso una matrice di correlazione.
L’articolo 9 del decreto introduce invece un modello autonomo fondato su un quadro concettuale, sui principi contabili ITAS e su un piano dei conti multidimensionale, destinati a costituire il riferimento unico per tutte le amministrazioni pubbliche.
Il doppio binario e il nodo dei piccoli Comuni
Una delle principali novità riguarda il riconoscimento della diversa capacità organizzativa degli enti.
Il legislatore prevede infatti che i Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, insieme ad altre amministrazioni di minori dimensioni, adottino un sistema di contabilità economico-patrimoniale semplificato.
Si tratta di un’importante presa d’atto della forte eterogeneità del sistema delle autonomie locali. Tuttavia, la disciplina concreta del regime semplificato viene rinviata a successivi decreti ministeriali, senza indicazioni puntuali sui contenuti e sulle modalità applicative.
Nel frattempo, la sperimentazione avviata dal 2026 interesserà prevalentemente gli enti di maggiori dimensioni, con il rischio che procedure e soluzioni sviluppate per realtà organizzative complesse diventino il modello di riferimento anche per amministrazioni molto più piccole.
Le competenze rappresentano la vera sfida
Più ancora degli aspetti normativi, la principale criticità riguarda le competenze professionali richieste dalla nuova contabilità.
Il sistema Accrual introduce valutazioni tipiche della contabilità civilistica, quali la determinazione delle vite utili dei beni, gli ammortamenti, la valutazione delle partecipazioni, dei crediti e delle concessioni, attività che richiedono competenze specialistiche oggi spesso assenti negli enti locali.
Molte ragionerie comunali operano infatti con organici estremamente ridotti e devono già garantire la gestione della contabilità finanziaria, dei tributi, del personale e degli altri adempimenti amministrativi.
L’obbligo, previsto dall’articolo 10 del decreto, di individuare una struttura responsabile della contabilità economico-patrimoniale e degli inventari rischia quindi di gravare sulle medesime risorse umane, senza un contestuale rafforzamento degli organici.
La tecnologia non sostituisce il presidio professionale
L’attuazione della riforma farà inevitabilmente largo affidamento sugli applicativi informatici, chiamati a produrre automaticamente gran parte delle scritture contabili.
Gli strumenti digitali potranno certamente semplificare molte operazioni, ma non potranno sostituire il ruolo del responsabile finanziario nel verificare la correttezza delle rilevazioni e nell’effettuare le necessarie valutazioni professionali.
Particolarmente delicata sarà la ricognizione iniziale del patrimonio e degli inventari, che costituisce il presupposto indispensabile per la costruzione dello stato patrimoniale di apertura secondo gli standard ITAS.
Una riforma che rafforza i controlli centrali
La riforma introduce una filosofia contabile ispirata ai principi dell’autonomia valutativa tipici del settore privato.
Al tempo stesso, però, continua a rafforzare gli strumenti di monitoraggio e controllo centrale della finanza pubblica: dal piano annuale dei flussi di cassa ai controlli sul Fondo pluriennale vincolato, fino alla rendicontazione PNRR e alle nuove rilevazioni trimestrali dell’ISTAT sui saldi delle amministrazioni pubbliche previste dall’articolo 13 del decreto.
Ne deriva un sistema nel quale agli enti viene richiesta una maggiore autonomia nella rappresentazione economico-patrimoniale, mentre permane un intenso presidio centrale sugli equilibri finanziari e sugli adempimenti.
La sfida dei prossimi anni
Il 2030 rappresenta ancora un orizzonte temporale sufficientemente ampio, ma la complessità della riforma richiede interventi preparatori tempestivi.
Sarà fondamentale definire rapidamente il regime semplificato destinato agli enti di minori dimensioni, accompagnare la transizione con adeguati percorsi di formazione e rafforzare gli organici delle ragionerie comunali.
Solo in questo modo la contabilità Accrual potrà trasformarsi da semplice adempimento imposto dal PNRR in uno strumento realmente utile per migliorare la qualità delle informazioni economico-patrimoniali e supportare le decisioni degli amministratori pubblici.
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