In particolare dall’esame complessivo della situazione di cassa emergeva che l’importo dell’anticipazione complessivamente concessa ai sensi dell’art. 222 del T.U.E.L. è stata, nel triennio 2013/2015, pari rispettivamente ad € 1.154.202,86 (2013); € 1.151.018,35 (2014) ed € 1.112.386,22 (2015); che l’anticipazione è stata utilizzata per 212 giorni nel 2013, 251 giorni nel 2014 e 359 giorni nel 2015; che l’importo dell’anticipazione non restituita al 31 dicembre dell’anno è stato pari ad € 335.457,04 nel 2013; ad € 372.028,34 nel 2014 e ad € 162.847,91 nel 2015; che ciò ha complessivamente determinato la maturazione, a titolo di interessi passivi, di somme pari ad € 10.070,13 nel 2013; € 22.305,14 nel 2014 ed € 23.150,67 nel 2015.
Le giustificazioni dell’ente locale
Il comune ha confermato i dati emersi dal controllo effettuato dai giudici contabili, precisando come lo stesso abbia proceduto a chiudere l’anticipazione al 31/12/2015 nell’anno 2016 tramite l’emissione di un mandato in conto residui 2015. Le giustificazioni rese dal responsabile finanziario alla crisi di cassa è stata determinata dalla lenta riscossione dei tributi e delle sanzioni, circostanza che ha inciso negativamente sulla liquidità dell’ente.
Scrivi un commento
Accedi per poter inserire un commento