di Elena Masini e Alberto Scheda
Le Unioni di comuni costituiscono oramai una realtà consolidata in molte Regioni italiane. Esistono nel paese circa 600 unioni cui aderiscono il 41% dei Comuni italiani, ma in alcune Regioni come l’Emilia Romagna si arriva fino all’84% dei Comuni. Nella stessa Regione, inoltre, i bilanci delle Unioni raggiungono un volume di 490 milioni di spesa corrente (dati relativi ai preventivi 2019), con molti servizi delegati dai comuni e relativi trasferimenti tra Comuni aderenti e l’Unione stessa. Consolidamento dei conti Ciononostante, il legislatore non ha previsto un obbligo di consolidamento dei conti tra Comuni e Unione, in quanto tutte le attenzioni sono focalizzate sul mondo delle società. Il consolidamento, tuttavia, non solo è spesso l’unico modo di conoscere la spesa per le funzioni gestite in forma associata e di definire il contributo dei Comuni partecipanti richiesto per un servizio, ma è anche l’unico sistema in grado di fornire una rappresentazione fedele e completa dei servizi erogati a un territorio. La scelta sul tipo di consolidamento è una diretta conseguenza delle informazioni che si vogliono ottenere. Di certo sarebbe opportuno l’aggregazione in un unico bilancio a livello di unione, da considerare come ente capogruppo, ma altrettanto importante sarebbe poter ricostruire il bilancio del singolo comune attribuendo allo stesso la quota parte di entrate e di spese sostenute per suo conto dall’unione. La mancanza di un obbligo specifico in tal senso è un vero e proprio vulnus del nostro ordinamento, dato che le esperienze di consolidamento su base volontaria sono pressoché nulle. La parificazione debiti-crediti Sebbene non vi sia obbligo di consolidamento, riteniamo tuttavia fondamentale che gli enti interessati procedano, in fase di rendiconto, a una parifica delle poste reciproche ovvero a un allineamento dei residui attivi e passivi conservati nel conto del bilancio. Le entrate principali delle Unioni sono rappresentate dai contributi dei Comuni per i servizi conferiti. Ne deriva la centralità di un corretto coordinamento dei flussi finanziari fra comuni e unioni. La frequenza dei pagamenti e i criteri di riparto sono definiti nelle convenzioni (molte volte diverse da servizio a servizio o carenti nel disciplinare i rapporti finanziari) o nei regolamenti di contabilità. Spesso i flussi si intrecciano, creando molte «partite infragruppo» e la necessità di elisioni della stessa voce che più volte viene registrata in entrata e spesa sui bilanci dei Comuni e delle Unioni. Si pensi a un Comune che dà in comodato all’unione un edificio, come sua sede, sostenendo le spese per utenze, a sua volta rimborsate dall’Unione a quell’ente ma poi ripartite fra i costi generali da attribuire pro quota come spese del servizio associato fra tutti i comuni. La rilevanza di queste poste, specie per le Unioni, fa sì che l’attività sia fondamentale per garantire la veridicità e l’attendibilità della situazione finanziaria rappresentata nel consuntivo. Per questo motivo il rendiconto di questi enti deve essere corredato dell’asseverazione reciproca dei debiti/crediti da parte degli organi di revisione, in mancanza della quale difficilmente può essere rilasciato un parere favorevole. Sistema informativo al servizio della trasparenza dei conti Per il governo di questo sistema sarà quindi centrale avere un servizio finanziario unico a livello di Unione e Comuni, cosa ancora poco ricorrente (o, in alternativa, un set di regole di contabilizzazione molto stringenti al fin di semplificare le attività di parifica) come anche un unico sistema software che possa monitorare i flussi contabili di più bilanci e i relativi equilibri. A questo si aggiunge la necessità di un processo di programmazione e rendicontazione contabile continuo verso gli enti associati tale da garantire una totale trasparenza delle entrate e spese realmente sostenute per i servizi resi dall’unione in riferimento ai territori dei singoli comuni. Un grande limite a tale proposito è rappresentato anche dal sistema contabile utilizzato dalle unioni e dai comuni, che non è né pensato né strutturato per garantire un costante flusso informativo tra i vari enti né funzionale ad una corretta rendicontazione dei servizi trasferiti. Senza rendiconti, tuttavia, i comuni sono indotti a sospendere l’erogazione dei trasferimenti e senza un costante flusso di trasferimenti l’unione si potrebbe esporre a tensioni di cassa nel breve termine e anche a squilibri più gravi nel medio periodo. E difatti il deficit di trasparenza nei rapporti finanziari tra unioni e comuni è spesso alla base delle tensioni che si generano e che sempre più spesso conducono ad un ritiro della delega da parte del comune quando non addirittura ad uno scioglimento dell’unione stessa. Il percorso per la corretta definizione di questi processi è ancora agli albori, le norme contabili spesso ignorano le Unioni di comuni e gli operatori sono costretti a inventarsi procedure e criteri per rispondere alle reali esigenze.
Rassegna stampa in collaborazione con Mimesi s.r.l.
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