Un dl fiscale ricco per gli enti

ItaliaOggi
6 Dicembre 2019
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di Matteo Barbero

Indennità pesanti, libertà di spesa, Tari più leggera
Un ricco anticipo della manovra per gli enti locali arriva con il decreto fiscale (dl 124/2019), il cui peso è stato notevolmente accresciuto dai numeri correttivi approvati in occasione del passaggio alla Camera, chiamata oggi al voto sul testo che poi andrà all’esame del senato. Molte le novità rispetto alla stesura iniziale, che spaziano su diversi fronti, dal ritocco alle indennità degli amministratori all’alleggerimento dei vincoli di finanza pubblica. Il provvedimento, in effetti, è diventato una sorta di omnibus nel quale sono confl uiti numerosi correttivi che con il fi sco hanno assai poco a che vedere. È il caso, appunto, del restyling degli emolumenti spettanti ai sindaci dei piccoli comuni (fi no a 3.000 abitanti) e ai presidenti di provincia: i primi incassano un aumento fi no all’85% di quanto spettante ai colleghi dei comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti (€ 1.659,38 lordi); i secondi si vedono inaspettatamente reiscritti a libro paga, con un assegno pari a quella del sindaco del comune capoluogo (ovviamente non cumulabile con quella percepita in qualità di primi cittadini). Sul versante della fi nanza pubblica, i ritocchi sono assai più numerosi. Il più eclatante è forse quello che cancella una dozzina di «lacci e lacciuoli» che da oltre un decennio limitano le spese degli enti, da quelle per la carta a quelle per l’acquisto di immobili passando per studi e consulenze, relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità, rappresentanza, sponsorizzazioni, missioni e formazione. Ma ancora più fondamentale è la conferma della deroga che consente di utilizzare in parte corrente le economie derivanti dalla rinegoziazione di mutui e altre forme di indebitamento: sarebbe cessata alla fi ne del 2020 e invece durerà fi no al 2023. Gli emendamenti approvati hanno toccato anche altri aspetti non fi scali, come i meccanismi di selezione dei revisori dei conti, che verranno sorteggiati su base provinciale e non più regionale, tranne i presidenti dei collegi degli enti maggiori (comuni oltre i 15.000 abitanti, province e città metropolitane, oltre alle unioni di comuni totalitarie), per i quali è stata reintrodotta la nomina politica da parte dei consigli (ma pur sempre all’interno degli iscritti nel registro). Un’altra buona notizia per i mini-enti riguarda l’esenzione piena dall’obbligo di tenere la contabilità economico patrimoniale, su cui è stata vinta la resistenza del Mef che fi nora aveva portato solo mezze proroghe e deroghe temporanee. Di fatto, questa decisione manda in soffitta in decreto ministeriale appena pubblicato per disciplinare la situazione patrimoniale semplifi cata che avrebbe dovuto fare le veci di conto economico e stato patrimoniale. Cruciale ma non ancora decisivo l’art. 57-bis, che interviene sulla disciplina della Tari reintroducendo le deroghe ai coeffi cienti del dpr 158/1999 e disponendo lo slittamento dei piani fi nanziari e delle tariffe al 30 aprile 2020. La riscrittura dell’art. 4 alleggerisce la stretta sugli appalti. Rispetto all’originaria versione, la disposizione è stata limitata all’affi damento di un’opera o più opere o di uno o più servizi di importo complessivo annuo superiore a 200 mila euro a un’impresa, tramite contratti di appalto, subappalto, affi damento a soggetti consorziati o rapporti negoziati comunque denominati, caratterizzati da prevalente utilizzo di manodopera, presso le sedi di attività del committente con l’utilizzo di beni strumentali di proprietà di quest’ultimo o ad esso riconducibili in qualunque forma (e non più genericamente, in tutti i casi di affi damento di un’opera o un servizio). Non si prevede più il versamento diretto delle ritenute da parte del committente previa provvista fondi, ma questo andrà effettuato dall’impresa appaltatrice o affi dataria e dall’impresa subappaltatrice, con distinte deleghe per ciascun committente, senza possibilità dì compensazione in F24. Resta l’obbligo, per il committente, di riscontrare l’ammontare complessivo degli importi versati dalle imprese rispetto al dovuto, con particolari obblighi di comunicazione tra committente e appaltatore. Infi ne, va ricordata l’estensione a tutti i tributi locali del ravvedimento operoso.
Rassegna stampa in collaborazione con Mimesi s.r.l.

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