Trovare le coperture di bilancio: missione ardua

Italia Oggi Sette
21 Maggio 2018
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di MATTEO BARBERO

I comuni non ci stanno e prima di acconsentire ai rimborsi chiedono allo Stato di intervenire con una misura di compensazione finanziaria. In mancanza, la soluzione più probabile pare essere quella del contenzioso.
La risoluzione n. 2/Df/2018 non ha colto alla sprovvista i sindaci, che già da qualche mese (ossia dalla data della sentenza della Consulta) monitorano con attenzione la questione dell’imposta di pubblicità. Per loro, però, la presa di posizione del Mef è indubbiamente una mezza sconfitta, che apre un problema finanziario sulla cui dimensione sono in corso verifiche. Le cifre circolate in questi giorni, che parlano di circa 3-400 milioni, sono assolutamente approssimative, tanto che l’Anutel ha avviato un monitoraggio più puntuale. A prescindere dagli importi in ballo, però, la posizione degli uffici tributari comunali è molto difficile. Per procedere alle inevitabili richieste di rimborso, infatti, essi dovrebbero innanzitutto procedere all’annullamento in autotutela delle delibere tariffarie; in mancanza, mancherebbe il titolo giuridico per la restituzione delle somme versate e si potrebbe addirittura configurare un danno erariale. Il testo ufficiale della risoluzione (che nelle prime bozze suggeriva esplicitamente tale strada) sorvola sul punto, ma si tratta di un passaggio non eludibile. Il secondo problema è quello di trovare le coperture di bilancio, impresa difficile a metà dell’esercizio finanziario e con la leva fiscale bloccata. Da qui, ovviamente, la richiesta di un sostegno statale, che pare più che giustificata. Ci si domanda, infatti, perché l’amministrazione finanziaria non sia a suo tempo intervenuta per impugnare gli aumenti (illegittimi) varati dai comuni e che senso abbia avuto approvare una norma di interpretazione autentica che a questo punto risulta priva di valenza pratica. Inoltre, la stessa relazione alla legge di stabilità 2016 escludeva esplicitamente la necessità di mettere mano al portafoglio, di fatto confermando in modo indiretto la piena legittimità dei provvedimenti approvati, in linea (come già visto) con gli arresti del giudice amministrativo. Infine, come correttamente affermato dall’Ifel, la pronuncia della Corte costituzionale non ha valenza erga omnes, così come, aggiungiamo noi, la risoluzione ministeriale non vincola il giudice tributario. Per cui, se Roma non interverrà, è prevedibile che i comuni venderanno cara la pelle prima di restituire anche un solo euro.

 

Rassegna Stampa in collaborazione con Mimesi srl

 

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