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TFR in busta paga. Volontarietà e Fondo anticipo: le ipotesi allo studio di Renzi

Con comunicato del 07/10/2014 la CGIA di Mestre rende noto che.

Matteo Renzi, nonostante le polemiche e le levate di scudi che la proposta ha suscitato, non intende archiviare l’ipotesi del Tfr in busta paga. Secondo quanto riportato da Repubblica, i tecnici del Governo sono al lavoro per mettere a punto in piano dettagliato che comporterebbe, anzitutto, la volontarietà dell’iniziativa.

I lavoratori, dunque, potrebbero decidere se ricevere in busta paga la liquidazione maturata l’anno precedente, se ottenerle tutta in un’unica tranche, a febbraio, o frazionata nell’arco dei 12 mesi. Secondo Palazzo Chigi, l’operazione determinerebbe un aumento delle entrate dello Stato per un ammontare, nella migliore delle ipotesi (ovvero, se tutti i lavoratori aderissero), pari a 5,6 miliardi, che potrebbero essere usati per abbattere il cuneo fiscale.

Il Tfr goduto in anticipo, inoltre, resterebbe soggetto all’aliquota speciale e non entrerebbe nel compito del reddito ai fini dell’imposta Irpef. Per le imprese non ci sarebbe alcuno svantaggio: la creazione di un Fondo anticipo Tfr, di cui farebbero parte le banche e la Cassa depositi e prestiti, non dovrebbero rinunciare alla liquidità che la decisione della maggior parte dei lavoratori di lasciare il Tfr in azienda garantisce loro.

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