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Sulla scuola tregua Stato-Regioni

Fonte: Il Sole 24 Ore del lunedì

Si attenua il conflitto tra Governo e Regioni sull’accorpamento delle scuole. A smorzare l’impatto della sentenza della Consulta che ha dichiarato incostituzionale la norma del decreto Tremonti che imponeva di accorpare le scuole (materne, elementari e medie) sotto i mille alunni, sono per prime le Regioni che hanno promosso il ricorso alla Corte.
Nessuno per il momento sembra aver voglia di sfruttare la bocciatura e cancellare i piani di dimensionamento approvati nella primavera scorsa.
«Troppo tardi – sintetizza l’assessore regionale allo Studio della Regione Puglia, Alba Sasso – tornare indietro significherebbe rischiare di non riaprire le scuole a settembre». La Sasso attende di decidere insieme alle parti sociali ma intanto fa un ragionamento pratico: «Ormai le iscrizioni sono chiuse, l’organico è deciso e persino i finanziamenti sono assegnati». Insomma il rimedio sarebbe più dannoso del male. Lo ricorda anche il ministero dell’Istruzione, che dopo la sentenza 147/2012 (si veda il Sole 24 ore del 7 giugno) ha diramato una nota: «L’eventuale revisione dei piani già adottati avrebbe nefaste conseguenze sul regolare avvio del prossimo scolastico». Questo perché sono ormai in via di conclusione tutte le operazioni: «Iscrizioni, attivazione dei nuovi indirizzi di studio per le scuole di II grado, trasferimenti del personale scolastico e immissioni in ruolo».
Dunque, per ora le Regioni si accontentano del successo morale ottenuto: «La pronuncia dimostra che lo Stato non può fare cassa sulle prerogative regionali, neanche in materia scolastica» commenta Valentina Aprea, ora assessore alla Scuola della Lombardia, ma con un passato da sottosegretario all’Istruzione fino al 2006 nel Governo Berlusconi.
Sulla stessa scia altre due Regioni tra le sette che avevano impugnato i tagli di Tremonti al personale. La Toscana, che nel dialogo con il succcessore della Gelmini, il ministro Francesco Profumo, aveva già ottenuto una certa flessibilità sulle soglie, e l’Umbria che ha dovuto accorpare solo sei istituti. «Ma non torneremo indietro – preannuncia Carla Casciari, assessore all’Istruzione di questa Regione – perché anche per noi significherebbe non riaprire a settembre».
In realtà, la tregua tra Governo e Regioni è anche dovuta all’esito del confronto alla Consulta: la Corte infatti ha accolto il ricorso solo a metà. È stato cassato il comma 4 dell’articolo 19 del Dl 98/2011, sulla soglia dei mille alunni, ritenuta «una norma di dettaglio dettata in un ambito di competenza concorrente». Ma è stato salvato il comma 5 sugli organici, che di fatto cancella preside e dirigente scolastico in tutte le scuole con meno di 600 alunni (400 in situazioni particolari), con un taglio di circa 2mila posti per ciascuna di queste categorie. Le due questioni sono tra loro connesse: «Noi abbiamo bisogno di conoscere l’organico per fare il piano», commenta l’assessore del Lazio, Gabriella Sentinelli. Per questo, quindi, anche questa Regione non toccherà il piano. «La Consulta ci ha dato ragione sulla competenza ma gli strumenti concreti del dimensionamento restano in mano allo Stato», lamenta amara Stella Targetti, vicepresidente della Giunta toscana con delega alla scuola.
I ritocchi saranno possibili per l’anno scolastico 2013-2014, con i piani in approvazione a dicembre. Sembrano intenzionate a intervenire in questo senso Puglia e Lombardia.
Ma a turbare l’equilibrio raggiunto tra Stato e Regioni potrebbe essere un outsider: il piccolo sindacato Anief (che dalla Consulta è già riuscito a far cancellare una norma sullo spostamento dei precari) minaccia di impugnare in ogni Tar i singoli piani perché, secondo il suo presidente, Marcello Pacifico, «sono ormai illegittimi, emanati sulla base di una disposizione che non esiste più».

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