Lo split payment si avvia verso una nuova proroga. Nel corso del question time del 17 giugno 2026, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha annunciato che la Commissione europea ha adottato la proposta di deroga che consentirà all’Italia di mantenere in vigore il particolare regime IVA della scissione dei pagamenti anche dopo la scadenza prevista del 30 giugno 2026. La misura, che dovrà ora essere formalmente approvata dal Consiglio dell’Unione europea, dovrebbe estendere l’applicazione dello strumento fino al 31 dicembre 2028.
Indice
La richiesta italiana e il via libera della Commissione
Secondo quanto riferito dal MEF, la richiesta di proroga è stata notificata alla Commissione europea il 1° ottobre 2025. In base all’articolo 395 della Direttiva IVA 2006/112/CE, Bruxelles dispone di otto mesi per formulare una proposta di deroga alle regole ordinarie dell’imposta sul valore aggiunto.
La proposta è stata adottata il 17 giugno 2026 e rappresenta un passaggio fondamentale per garantire la continuità di uno strumento che il Governo considera strategico nella lotta all’evasione fiscale.
La disciplina IVA applicabile agli enti pubblici presenta numerose complessità operative, ulteriormente accentuate dall’introduzione di istituti come lo split payment, il reverse charge e le nuove regole sugli acquisti intracomunitari e internazionali. Per affrontare in modo sistematico questi temi, il volume
Manuale dell’IVA negli enti della P.A.“ offre un’analisi completa e aggiornata della materia alla luce del D.Lgs. 19 gennaio 2026, n. 10, che ha riordinato l’intera disciplina in un testo unico. L’opera approfondisce la soggettività passiva degli enti pubblici, la detrazione dell’imposta, la gestione delle attività istituzionali e commerciali, i servizi pubblici locali, gli acquisti dall’estero e numerosi casi pratici risolti sulla base della più recente giurisprudenza e prassi amministrativa, costituendo uno strumento operativo di particolare utilità per funzionari, responsabili finanziari e professionisti della fiscalità pubblica.
Perché l’Italia punta ancora sullo split payment
Nella risposta ai quesiti parlamentari, il Ministero ha evidenziato come il regime abbia prodotto risultati positivi sotto diversi profili.
In particolare, lo split payment avrebbe consentito di:
garantire maggiore certezza nell’acquisizione del gettito IVA;
ridurre il rischio di frodi e omissioni nei versamenti;
rafforzare la compliance fiscale degli operatori economici;
integrare efficacemente i controlli con la fatturazione elettronica e gli altri strumenti digitali dell’Amministrazione finanziaria.
Proprio tali risultati hanno motivato la richiesta di una nuova estensione triennale.
Come funziona il meccanismo
Il sistema della scissione dei pagamenti si applica alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate nei confronti di:
-pubbliche amministrazioni;
-enti pubblici economici;
-fondazioni partecipate;
-società controllate da amministrazioni pubbliche;
-società quotate incluse nell’indice FTSE MIB.
In questi casi il fornitore emette la fattura indicando l’IVA ma senza incassarla, riportando la dicitura “scissione dei pagamenti”.
L’imposta viene invece versata direttamente dal soggetto pubblico committente all’Erario.
Le ricadute per enti pubblici e fornitori
Per le amministrazioni pubbliche non si prevedono modifiche operative rispetto all’attuale disciplina. La proroga garantisce continuità alle procedure contabili già consolidate negli ultimi anni.
Per i fornitori della PA resta invece confermata la necessità di gestire il mancato incasso dell’IVA in fattura, con le conseguenti implicazioni sulla liquidità aziendale, tema che continua a rappresentare uno degli aspetti più dibattuti del sistema.
In attesa della decisione definitiva del Consiglio UE, il quadro appare ormai delineato: lo split payment è destinato a rimanere uno dei principali strumenti di controllo dell’IVA nei rapporti con la pubblica amministrazione almeno fino alla fine del 2028.
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