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Spalmadebiti, uno spiraglio nel Dl Sostegni bis: le due proposte in campo

Settecentosettantaquattro Comuni italiani, quasi sempre piccoli e piccolissimi, con il fiato sospeso dopo che la Corte Costituzionale ha stabilito che è incostituzionale lo «spalmadebiti» extralarge. Al momento questi Comuni sono con un piede nella fossa, ma anche gli altri enti locali cosiddetti virtuosi non se la passano tanto bene perché si tratterebbe di restituire il debito in pochi anni e non in trenta.

Anci e tutti i partiti hanno chiesto a gran voce al governo di inserire un aiuto statale – non meno di 3 miliardi – da distribuire per il prossimo triennio.

IL DOCUMENTO DI TUTTI – Come ci si muoverà? E’ molto probabile che in Commissione bicamerale per le questioni regionali ci sarà un documento (una risoluzione o una mozione) comune a tutte le forze parlamentari che impegnerà il governo a venire in aiuto degli enti locali entro il termine di approvazione dei bilanci, fissato per il momento al 31 maggio. «In sintonia col viceministro Castelli – spiega il vicepresidente di Anci, Roberto Pella che è anche deputato – cercheremo di affrontare questo tema oltre che nelle sedi politiche anche nella bicamerale per le questioni regionali che è la sede più opportuna essendo l’unica commissione bicamerale di rango costituzionale dove siedono deputati e senatori di tutti i partiti», ha spiegato Pella. «Il Parlamento sarà risoluto nel trovare una soluzione che eviti il dissesto finanziario di molti comuni. La questione assume un’importanza fondamentale, soprattutto alla vigilia di una stagione nella quale le amministrazioni pubbliche territoriali saranno chiamate a non vanificare il grande sforzo della ripartenza, contribuendo alla realizzazione concreta di numerosi progetti presenti nel Recovery Plan».

LA PRESSIONE SUL MEF – La richiesta di un intervento urgente, intanto, è già arrivata sul tavolo del numero uno del Mef. I presidenti di Anci e Upi, Antonio Decaro e Michele de Pascale, hanno scritto al ministro Franco (e per conoscenza anche al ragioniere generale dello stato, Biagio Mazzotta, al capo di gabinetto di via XX Settembre, Giuseppe Chine e all’ispettore capo Salvatore Bilardo) per metterli in guardia dagli «squilibri gestionali irreparabili» che la sentenza della Consulta produrrebbe negli enti già impegnati in percorsi di ripiano dei disavanzi pregressi. Gli enti rischiano infatti di dover iscrivere nel bilancio di previsione 2021-2023 quote di restituzione del debito significativamente aumentate rispetto a quanto consentito dalle norme (articolo 39-ter, commi 2 e 3 del decreto legge 162/2019) bocciate dalla Consulta.

IL PIANO B – La strada maestra è quella di inserire l’aiuto nel Dl Sostegni bis. Ma si valuta anche il piano B, l’ ipotesi di una norma ponte: in pratica, si tratterebbe di uno stop temporaneo all’obbligo di ripiano del deficit extra per consentire agli enti locali di chiudere preventivi 2021-23 e consuntivi 2020 entro il 31 maggio e offrire qualche settimana in più per costruire la via d’uscita definitiva. Non troppe settimane in realtà, perché il congelamento legislativo degli effetti di una sentenza della Corte costituzionale non è il massimo sul piano della correttezza ordinamentale, e perché comunque la soluzione andrà trovata in tempo per la salvaguardia degli equilibri in calendario entro il 31 luglio.

Se non si arrivasse neppure alla norma-ponte occorrerebbe un nuovo slittamento dei termini per l’approvazione dei bilanci locali. Una cosa che fa storcere il naso ai tecnici della Ragioneria dello Stato perché si tradurrebbe in uno slittamento nella definizione delle aliquote per i tributi locali e più in generale in un prolungamento dell’esercizio provvisorio.

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