Sindaci-governo, correttivi sui conti e riforma degli enti

il sole24ore
10 Gennaio 2019
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di Gianni Trovati

Sindaci-governo, correttivi sui conti e riforma degli enti  Dopo le delusioni prodotte dalla manovra il governo prova a ricucire il dialogo con i sindaci. Con una strategia in due tempi che punta prima a una serie di correttivi, da imbarcare probabilmente nella conversione del decreto semplificazioni, e poi alla riforma del Testo unico degli enti locali. Per la seconda mossa, l’obiettivo è di arrivare entro marzo a definire un articolato condiviso per uno dei provvedimenti chiave fra i collegati alla legge di bilancio: da lì dovrebbe arrivare l’addio a dissesti e predissesti (l’ultima a salire sul carro anti-default, lunedì, è stata Lecce, con dimissioni del sindaco Salvemini, centrosinistra). Pochi gli spazi Su una manovra giudicata dai sindaci ottima per gli investimenti e pessima per la spesa corrente, in realtà, gli spazi non sono molti. Domani l’Anci riunirà il consiglio direttivo per rilanciare la spinta a rivedere «tagli-ombra» e mancate integrazioni di fondi

che in tutto pesano per oltre un miliardo. I Comuni chiedono di replicare integralmente il fondo Tasi da 300 milioni, che la legge di bilancio riduce a 190 e vincola agli investimenti, e di vedersi reintegrati i 560 milioni di spending review 2014, “scaduta” quest’anno senza che però il fondi comunali aumentassero di un euro. A completare il quadro c’è l’aumento degli obblighi di accantonamento a garanzia delle mancate riscossioni (Fondo crediti di dubbia esigibilità), che secondo la Ragioneria blocca altri 410 milioni. Soprattutto sul superamento della spending targata Renzi, i sindaci hanno minacciato ricorsi al Tar (Il Sole 24 Ore del 29 dicembre), ma i margini lasciati dai conti pubblici sono risicati. Per questo, al Mef si studiano estensioni del mini-sconto (dall’85% all’80% delle mancate riscossioni) sugli obblighi di accantonamento, una correzione sul calendario delle restituzioni delle anticipazioni Cdp sblocca-debiti e un meccanismo per evitare problemi dallo stralcio delle
cartelle sotto i mille euro. In attesa del «tavolo riformista» Ma per ripartire il governo punta soprattutto sull’avvio di un nuovo tavolo permanente di confronto che si occuperà prima di tutto della riforma del Testo unico. «In manovra si poteva fare di più ma i tempi stretti per l’accordo con la Ue non l’hanno permesso – riconosce la sottosegretaria all’Economia Laura Castelli -. Ma proprio per evitare problemi come questi ora occorre ricostruire un quadro organico di regole superando la logica dell’ultimo minuto». Di qui il progetto di riforma del Testo unico, che vuole prima di tutto cancellare le regole attuali su dissesto e pre-dissesto che rendono eterne le crisi comunali. A sostituirle, nel progetto di riforma, saranno piani di risanamento costruiti ente per ente, come accade oggi con la sanità regionale, cuciti da tavoli tecnici con governo (Mef e Viminale), Corte dei conti e amministratori. Ma in cantiere ci sono norme speciali per le città metropolitane, per dare gambe a
quello che per la sottosegretaria è «l’unico capitolo da sviluppare della riforma Delrio, che per il resto ha fallito». Sulle Province, la Lega preme per il ritorno all’elezione diretta, ma sul punto le visioni dei due alleati di governo restano distanti. In vista anche un nuovo intervento sulla riscossione, che prova ad accelerare sulla digitalizzazione al centro di un lavoro comune fra Agenda digitale e Corte dei conti, modifiche sullo spoils system e un taglio a gettoni e indennità nelle circoscrizioni ancora presenti sopra i 200mila abitanti.
Rassegna stampa in collaborazione con Mimesi s.r.l.

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