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Risponde di peculato il responsabile finanziario che si lima gli stipendi

Approfondimento di V. Giannotti

Il responsabile dei servizi finanziari che, in ragione del proprio ufficio, eroga a sé e altre retribuzioni in misura eccedenti rispetto a quelle spettanti, spesso falsamente attestando la sussistenza di loro crediti nei confronti dell’amministrazione comunale, risponde del delitto di peculato. La conferma viene dalla Cassazione penale (sentenza n.22238/2021) secondo la quale nel caso di specie il reato da individuare non è quello di truffa ma di quello più grave di peculato per avere il responsabile finanziario la disponibilità giuridica delle somme di cui si è indebitamente appropriato.

La vicenda

Il Tribunale di primo grado e successivamente il giudice di appello ha condannato il responsabile finanziario di un comune per peculato per essersi appropriato, attraverso l’emissione di mandati di pagamento in favore proprio o di altri, in mancanza dei prescritti provvedimenti autorizzativi e di valide ragioni giustificative, a titolo di retribuzioni ma in misura eccedente rispetto a quelle spettanti, spesso falsamente attestando la sussistenza di loro crediti nei confronti dell’amministrazione comunale, traendo in inganno il segretario comunale o il sostituto di questo, oppure apponendo in calce ai mandati una sottoscrizione apocrifa dello stesso segretario comunale. Il responsabile finanziario avverso la sentenza ha proposto ricorso in Cassazione, precisando a propria difesa, di non aver mai avuto la immediata disponibilità del denaro depositato presso la tesoreria comunale e che le condotte accertate avrebbero al più potuto integrare gli estremi di una truffa.

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