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Riscossione, da rimodulare i contratti per la gestione delle entrate locali

Fonte: il sole24ore

di Giuseppe Debenedetto

I Comuni che hanno affidato l’attività di accertamento e riscossione delle entrate locali ai concessionari privati potranno rinegoziare i contratti prevedendone una maggiore durata (non oltre il 31 dicembre 2023) oppure ampliare il perimetro dei servizi affidati. Lo prevede il Dl anticrisi con le misure di sostegno e di rilancio del Paese dopo l’emergenza da Covid-19. Tra i settori in crisi c’è anche quello delle società private che effettuano la gestione delle entrate locali, che operano in circa 6.000 Comuni con contratti che possono riguardare tutte o solo alcune entrate tributarie o patrimoniali. Si tratta di contratti che sono stati investiti dalle disposizioni di sospensione e proroga dei termini emanate nell’ambito dell’emergenza epidemiologica, per cui è inevitabile una significativa riduzione del gettito delle entrate con riferimento all’intero 2020, anche per ciò che riguarda il bacino dei recuperi da attività di controllo, con particolare riferimento alle attività economiche più esposte alle conseguenze della crisi e a una quota non trascurabile delle famiglie. Tutto questo incide negativamente sulle condizione economiche previste dai contratti (aggio o minimo garantito) e quindi sul fatturato delle aziende e sulle loro condizioni di sostenibilità, come evidenziato dall’Anacap (associazione nazionale aziende concessionarie servizi entrate locali) con una nota del 28 marzo scorso inviata al ministero dell’Economia e delle Finanze, al ministero degli Affari Regionali e alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato. Il Dl anticrisi prevede quindi un giusto riconoscimento per le società del settore, garantendo così migliaia di posti di lavoro e assicurando la ripresa delle attività. Ma anche la tenuta del sistema, evitando problemi finanziari e organizzativi alla stragrande maggioranza dei Comuni, molti dei quali non sono in grado di gestire direttamente il servizio. Nel dettaglio la disposizione del Dl anticrisi riguarda le attività affidate in concessione alle società private iscritte all’albo ministeriale, non anche le attività di supporto e propedeutiche effettuate da società non iscritte all’albo ma che dovranno iscriversi in una sezione speciale (di recente istituzione) entro la fine dell’anno. Inoltre, è prevista una duplice possibilità di rinegoziazione: 1) prolungare la durata del contratto, comunque non oltre il 31 dicembre 2023; 2) ampliare il perimetro dei servizi affidati, comunque non superiore a un valore di affidamento pari a un terzo del valore oggetto del contratto in essere. La prima opzione in realtà potrebbe rivelarsi inutile per contratti che già scadono nel 2023, per cui andrebbe opportunamente modificata prevedendo un allungamento di due anni dalla scadenza del contratto originario. Inoltre anche la seconda opzione potrebbe comportare la difficoltà di individuare il limite previsto di un terzo del valore contrattuale. Non andrebbe peraltro esclusa la possibilità di ritoccare l’aggio o il minimo garantito previsti dal contratto, piuttosto che prevedere due sole opzioni (proroga della durata o estensione del servizio). Infine, il Dl anticrisi stabilisce che la rinegoziazione va effettuata in deroga alle disposizioni del codice dei contratti pubblici (Dlgs 50/2016) che consente di prorogare i contratti solo in casi eccezionali, cioè se la proroga è già prevista nel bando originario oppure per garantire la continuità del servizio in attesa di concludere la procedura di gara (proroga “tecnica”).

Rassegna stampa in collaborazione con Mimesi s.r.l.

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