Questo articolo è stato letto 6 volte

Riordino delle Province, la circolare della Funzione pubblica e le osservazioni dei sindacati

Con comunicato del 29/01/2015 la redazione del MET (Redazione delle Pubbliche Amministrazioni della Città Metropolitana di Firenze) rende noto che è “Necessario prevedere la mappatura del personale presente e di quello necessario presso altre amministrazioni passando a un vero e proprio censimento delle competenze”

Osservazioni sulle linee guida in materia di personale e di altri profili connessi al riordino delle funzioni delle province e delle città metropolitane

Si è riunito ieri, presso il Ministero degli Affari regionali, l’Osservatorio Nazionale di cui alla legge 56/2014 per l’emanazione, da parte del Dipartimento della Funzione Pubblica e degli Affari Regionali di una circolare attuativa contenente le linee guida sul riordino delle funzioni delle Province e Città Metropolitane.

Le linee guida che ci hanno presentato (ancora in bozza), dettano disposizioni in modo avulso dal quadro armonico di coordinamento della Legge 56 e la legge di stabilità n.190/2014, quadro che si era prospettato in sede politica durante l’incontro del 23 dicembre scorso con i ministri competenti.

Il limite dell’interpretazione punto su punto delle azioni che regioni, province e città metropolitane devono svolgere è quello di ritrovarsi in una situazione di assenza di coordinamento, di decentramento spinto delle decisioni e relativa difficoltà di riallocazione del personale, presupposto e obiettivo del protocollo siglato nel novembre 2013 e della stessa decisione di allungare il percorso di riallocazione del personale al 31 dicembre 2016, come previsto dalla Legge 190/2014.

Le linee guida in modo opportuno richiamano la necessità di definire i piani di riassetto organizzativo, economico, finanziario e patrimoniale degli enti di area vasta, a seguito delle scelte della legislazione regionale, che non sono ancora completate e potrebbero essere oggetto di significative modificazioni in più di qualche regione.

E’ solo in un contesto di definizione di coerenti piani di riorganizzazione, come più volte invocati dal sindacato ai diversi livelli di confronto, che si potranno definire le procedure di mobilità del personale sulla base del D.M., che ancora non è stato elaborato, previo confronto con i sindacati e tenendo conto delle tabelle di equiparazione del personale, anche queste ultime non ancora definite dal Ministero Funzione Pubblica.

Peraltro in questi piani sarà necessario prevedere la mappatura delle competenze del personale presente e delle competenze necessarie presso altre amministrazioni passando a un vero e proprio censimento delle competenze, anche di tipo informatico come prospettato, che permetta poi di definire i processi di riqualificazione necessaria del personale, processi a cui la circolare non fa alcun riferimento neppure nel capitolo specifico della mobilità verso gli uffici giudiziari che necessitano di specifiche figure professionali non immediatamente traslabili dalle province.

Tutto ciò, lo citano sempre le linee guida, è il presupposto del percorso politico tracciato dal protocollo cosi detto Delrio del 19 novembre 2013 e sancito nell’incontro sindacale del 23 dicembre scorso con i ministri competenti, nella finalità di garantire la continuità dei rapporti di lavoro del personale interessato e a valorizzare la professionalità acquisite dai lavoratori.

Tali principi sono resi impraticabili dal percorso stesso che ad oggi è stato affrontato, ma anche dai passaggi contenuti nelle linee guida che si approcciano alla problematica a partire dalla riduzione della spesa prevista dalla Legge 190/2014 senza neppure provare a coordinare ed allineare le diverse fasi del percorso, se non a livello illustrativo. Le difficoltà più evidenti sono rappresentate da:

  • La incompleta definizione delle legislazioni regionali e con esse dell’individuazione dei piani di riorganizzazione e la necessità da parte degli osservatori regionali di procedere alla attribuzione delle funzioni e quindi dei lavoratori da impiegare, la bozza presentataci evidenzia come questo percorso necessiti di una sincronia con i processi di riordino delle funzioni. Quindi non ci può essere una logica dei due tempi, ma è necessario concludere l’iter delle legislazioni regionali per comprendere come vengono allocate le funzioni. Inoltre le linee guida recitano la necessità che in questo processo l’osservatorio nazionale adotti le iniziative necessarie di impulso e raccordo prevedendo anche il riallineamento delle scadenze nella misura necessaria. Tali affermazioni non trovano però riscontro negli altri capitoli e sono lasciate come enunciazioni di principio a cui nessun altro livello se non quello nazionale può dare corso;
  • La mancata definizione del D.M. e delle relative tabelle di equiparazione per la mobilità del personale;
  • La mancata mappatura presso tutte le Pubbliche Amministrazioni dei posti disponibili, come previsto dalla L.190/2014 e confermato dalle previsioni del D.L. 192/2014 “Milleproroghe”, e la rilevazione delle capacità di assorbimento da parte delle Pubbliche Amministrazioni di destinazione (Offerta di mobilità)
  • L’assenza di uno specifico focus sul personale a tempo determinato, che malgrado la proroga disposta dal D.L. 192/2014, le linee guida collocano, almeno per le province, in scadenza confermando la previsione della Legge 56. Si rende necessario, anche in questo caso, verificare l’applicazione omogenea delle previsioni di legge e come recuperare questi lavoratori impiegati da anni nell’ambito di queste amministrazioni in situazione di precarietà;
  • Il rinvio delle linee guida sulle competenze della polizia provinciale a supposte ed indefinite previsioni legislative, tale indeterminazione lascia un intero settore e il personale che vi opera in totale “balia” di ipotesi diversificate, ma soprattutto non permette di inserirlo nell’ambito di una programmazione più generale.

Va però evidenziato che, in considerazione della necessità di ridurre la spesa corrente e la spesa del personale delle Province e Città Metropolitane, il costo del personale dei servizi per l’impiego (circa 8000 unità) viene finanziato a valere su piani e programmi nell’ambito dei fondi strutturali, e quindi, sul bilancio dello Stato; inoltre viene data la possibilità di rinegoziazione delle rate di ammortamento dei mutui con l’obiettivo di riduzione degli oneri. Inoltre, abbiamo colto positivamente la possibilità di una uscita del personale in possesso dei requisiti pre-Fornero in merito alla quale, però, abbiamo chiesto che la disposizione possa essere applicata in modo cogente.

In conclusione riteniamo necessario ribadire che alla luce di ciò appare poco realistica la previsione di chiudere la partita delle leggi regionali per il 31 marzo, stanti anche le indicazioni che alle scriventi pervengono dalle strutture territoriali, questo anche se con la legge di conversione del mille proroghe dovesse essere spostato al 30 giugno il taglio di 1 mld per le province previsto dalla Legge di Stabilità. Prendiamo atto in questo senso della posizione assunta anche dalle Regioni sulla necessità di non prevedere termini perentori.

Inoltre ci preoccupa non poco la situazione differenziata che si sta creando sul territorio tra regione e regione, tra chi legifera, chi non legifera e chi legifera non correttamente: è dalla corretta ripartizione delle funzioni che dipende poi la allocazione delle risorse e i trasferimenti di personale.

In questo senso appare carente il ruolo dell’Osservatorio Nazionale e degli Osservatori Regionali nati anche dall’ esigenza di garantire un’uniformità di attuazione di una normativa oggettivamente complessa, in pratica stanno saltando tutti i termini previsti dalla legge 56, questo vale per la riorganizzazione della PA periferica e soprattutto per la ricognizione della FP dei posti disponibili dove ricollocare i lavoratori delle province. Va quindi costruita una cabina di regia a livello nazionale fra Governo,istituzioni locali e parti sociali, come previsto dal Protocollo del 19/11/2013 per accompagnare tutto il processo, come pure prevedere a livello regionale lo stesso metodo di confronto. Chiamiamoli pure Osservatorio nazionale e Osservatorio regionale, il punto nodale è attivare il confronto.

Per questa ragione riteniamo necessario rappresentare che le linee guida per l’attuazione delle disposizioni in materia di personale presentateci in bozza rischiano di restare uno strumento non utilizzabile o “pericolosamente utilizzabile” se non si chiariscono le questioni di cui sopra, in quanto danno per scontata la conclusione di percorsi attuativi ancora ampiamente aperti, e si rende necessario un reale confronto sui punti aperti sopra citati che permetta di allineare e coordinare i percorsi al fine di evitare la determinazione di una situazione di esuberi del personale anche collegati a situazioni di mancata tenuta economico finanziaria delle amministrazioni interessate.

Resta il fatto che continueremo la mobilitazione per chiedere ai governatori l’attivazione di tavoli di confronto specifici, l’approvazione, nel primo consiglio regionale utile, di una specifica assunzione di responsabilità da parte delle Regioni e il 25 febbraio terremo a Firenze un’assemblea nazionale di Rsu, Quadri e Dirigenti sindacali delle Amministrazioni Provinciali, per fare pressione sul Governo.

Appena in possesso della circolare definitiva, invieremo il Testo.

FP CGIL CISL FP UIL FPL

© RIPRODUZIONE RISERVATA