di GIUSEPPE LATOUR (dal Sole 24 Ore)
I dubbi sulle coperture impediscono l’approdo in Parlamento della legge delega per la riforma dell’edilizia annunciata dal governo a inizio dicembre. Restano dunque appese a un filo misure molto attese da cittadini, imprese e professionisti, come le sanatorie facili per gli abusi commessi prima del 1967, il riordino delle autorizzazioni per i lavori in casa, l’accelerazione nella chiusura delle richieste di condono ancora aperte (anche risalenti agli anni ’80) e l’allargamento del raggio d’azione del silenzio assenso.
La revisione del Testo unico edilizia (la norma chiave dei lavori edilizi privati in Italia, datata 2001) è un intervento atteso da anni da tutti i soggetti che lavorano nelle costruzioni; troppo farraginoso il contesto attuale, in grado di generare molteplici incertezze, come dicono casi come quello di Milano. Così, l’approvazione del Ddl delega di riforma dell’edilizia, in Consiglio dei ministri il 4 dicembre scorso, era stata salutata come un segnale importante, richiesto da tutto il settore. Chiusa la sessione di bilancio a fine 2025, si facevano ipotesi di un avvio rapido dei lavori parlamentaria inizio 2026, per arrivare con i decreti delegati in tempo utile per la fine della legislatura, in calendario nel 2027. Questo avvio rapido, però, non c’è stato: dopo due mesi e mezzo il Ddl non è ancora approdato in Parlamento (è atteso alla Camera) e risulta sotto esame della Ragioneria generale dello Stato.
Una situazione di impasse che non sembra destinata a cambiare a breve; i rilievi avanzati al ministero delle Infrastrutture dall’organo che vigila sulla compatibilità finanziaria delle leggi sarebbero molti e potrebbero tenere il testo bloccato ancora per molte settimane. Anche se le associazioni di imprese stanno invocando un rapido sblocco, per completare la riforma entro la legislatura. Le misure potenzialmente in grado di generare nuovi oneri nel Ddl sono, infatti, molte. A partire dalla definizione accelerata delle istanze ancora pendenti per i tre condoni del 1985, del 1994e del 2003.
Una norma di pulizia necessaria che, però, riguarda migliaia di pratiche in tutta Italia e che potrebbe scaricare oneri sui Comuni, chiamati a renderla operativa con un consistente impiego di risorse. Non solo. Tra i passaggi più attesi c’è quello che punta a favorire la regolarizzazione degli abusi storici (quelli ante 1967): una semplificazione che potrebbe portare a sconti rispetto alle sanzioni attuali. Ci potrebbero essere, insomma, minori entrate in migliaia di casi: le abitazioni più vecchie del 1960 sono oltre 11 milioni, circa un terzo del patrimonio abitativo italiano.
Oneri potrebbero derivare anche dall’introduzione del fascicolo digitale delle costruzioni (il documento unico che dovrebbe contenere la storia degli immobili), dal potenziamento degli sportelli unici per l’edilizia e dall’interoperabilità delle banche dati collegate al settore delle costruzioni. Tutti elementi che rendono oggettivamente complicato rispettare l’obbligo di non gravare, con i successivi decreti delegati, la finanza pubblica di maggiori oneri. Lo stallo, insomma, potrebbe andare avanti a lungo, creando anche un cortocircuito tutto interno alla maggioranza.
Attualmente in commissione Ambiente a Montecitorio c’è in discussione un Ddl delega sullo stesso argomento della proposta governativa, frutto della fusione dei testi di Erica Mazzetti (Forza Italia) e Agostino Santillo (M5s). Chiuse le audizioni a dicembre, è stato messo nel congelatore, in attesa di essere integrato proprio al Ddl dell’Esecutivo. Tra qualche giorno, però, i lavori parlamentari potrebbero ripartire ugualmente, con il voto degli emendamenti, senza aspettare lo sblocco del Ddl delega approvato a inizio dicembre in Consiglio dei ministri.
* Articolo integrale pubblicato sul Sole 24 Ore del 15 febbraio 2026 (In collaborazione con Mimesi s.r.l.)
Riforma edilizia, sanatorie in bilico
Ferma alla Ragioneria la legge delega approvata dal governo a dicembre. Nodo entrate: appese a un filo le regolarizzazioni dei vecchi abusi
Il Sole 24 Ore
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