Per le Province il tempo dell’emergenza è finito, ma le macerie restano sul campo e la ricostruzione non sarà semplice. Si può riassumere così l’analisi condotta, numeri e tabelle alla mano, nella due giorni di Lucca in cui l’Upi ha riunito gli amministratori di area vasta per fare il punto della situazione.
«In quattro anni i tagli alle Province hanno prodotto il crollo degli investimenti su strade e scuole – riassume il presidente dell’Upi Achille Variati – e il Paese pagherà i costi del non fare». Il crollo… In effetti, i numeri messi in fila dai calcoli della Ragioneria generale sono impietosi nel delineare lo scenario che è maturato fin qui. Tra 2008 e 2017 la colonna degli investimenti provinciali è stata quasi distrutta, con un calo della spesa in conto capitale del 63,2% con picchi del 69,2% al Nord. I colpi più duri sono arrivati naturalmente dal 2014 in poi, portati da una riforma che avrebbe dovuto preludere a un’abolizione delle Province respinta con il referendum costituzionale, ma hanno agito su un settore che nel periodo precedente aveva visto flettere gli investimenti dagli 1,94 miliardi del 2008 agli 1,39 del 2013 (-28,4%).
Era almeno dal 2010, infatti, che le manovre presentavano conti crescenti alle Province, con un effetto cumulato che nel 2017 ha raggiunto i 5,8 miliardi di euro. …e la mini-ripresa In questo campo così dissestato, però, ora spunta qualche segnale di ripresa. Nei primi tre mesi del 2018 i pagamenti in conto capitale delle Province hanno ricominciato a crescere (+10,3%), e del resto proprio l’esigenza di rianimare gli investimenti ha fatto nascere nell’ultima legge di bilancio il «fondone» da 1,62 miliardi in sei anni che, oltre alla cifra, offre per la prima volta da molto tempo qualche orizzonte di programmazione agli enti di area vasta. Proprio l’ultima manovra, secondo i calcoli della Ragioneria generale dello Stato, ha riportato le risorse provinciali un poco sopra al livello pre-2014, ovviamente tenendo conto della forte riduzione di spesa di personale prodotta dai pensionamenti pre-Fornero e dalle mobilità. Quest’anno il saldo fra il concorso alla finanza pubblica e i recuperi di risorse prodotti dalle ultime tre manovre è positivo per 29 milioni, e si assesta a +25 milioni dal 2019. Com’è ovvio, però, anni così agitati hanno lasciato l’esigenza di ricostruire una rete di regole certe e in grado di sostenere tutti gli enti, e non solo di far tornare i dati aggregati di comparto. Occorre prima di tutto rivedere i parametri che calcolano fabbisogni standard e capacità fiscali effettive, costruire gli indicatori di fabbisogno finanziario e infrastrutturale e fissare i livelli essenziali delle prestazioni: una lista di compiti non facile, che avrebbe bisogno anche di un quadro politico caratterizzato da una qualche stabilità.
Rassegna Stampa in collaborazione con Mimesi srl
Scrivi un commento
Accedi per poter inserire un commento