tempi saranno rispettati la Camera potrà procedere all’approvazione definitiva anche nella giornata di domenica evitando così un rientro dei deputati a Montecitorio tra Natale e Capodanno. Tra le novità certe che troveranno posto nella versione finale del maxi-emendamento c’è il nuovo piano triennale di dismissioni immobiliari: l’obiettivo certificato a Bruxelles per i nuovi saldi della manovra è fissato in non meno di 1,250 miliardi in tre anni di cui 950 milioni già nel 2019. Il tutto al netto delle quote non destinate al fondo ammortamento titoli di Stato o alla riduzione del debito degli enti. Per la definizione del piano di dismissioni degli immobili pubblici il Governo si prende 4 mesi di tempo. Entro il 30 aprile 2019. Tra le principali novità dell’emendamento depositato dal Governo, spicca la norma – definita dai Verdi «sfascia centri storici» – che consente di cambiare la destinazione d’uso e procedere con interventi edilizi per la valorizzazione degli immobili pubblici. In
sostanza verrebbero «consentiti» gli stessi interventi permessi «dagli strumenti urbanistici per le zone territoriali omogenee all’interno delle quali ricadono gli immobili» che si vogliono valorizzare. Gli interventi edilizi potranno arrivare «in via diretta». Intanto ieri sono proseguite le polemiche sulla nuova web tax, che potrebbe colpire non solo i giganti della rete come Amazon o Google, ma anche alcune partecipate pubbliche che utilizzano piattaforme digitali nella loro cessione di servizi. Ad agitare il mondo del web è l’applicazione della nuova digital tax del 3% anche ai servizi di marketplace offerti dalle imprese con ricavi complessivi ovunque realizzati non inferiori a 750milioni e ricavi da servizi digitali non inferiori a 5,5 milioni di euro. Ma da Confidustria digitale arriva più di una perplessità. Per il presidente Elio Catania è più che concreto il rischio di «boomerang per le imprese italiane. Soprattutto per le aziende manifatturiere e dei servizi che utilizzano
le piattaforme digitali per vendere, crescere e competere sui mercati nazionali e internazionali». Gli fa eco Marco Gay, Presidente di Anitec-Assinform: «L’iserimento di una imposta sui servizi digitali in Italia senza attendere la normativa europea rischia di penalizzare la competitività del settore Ict». Tra le norme in bilico oggetto di un’appendice dell’infinita trattativa nella maggioranza, anche la riscrittura del Fondo indennizzo risparmiatori colpiti dai crack bancari e che, nella versione Cinque Stelle, prevede il rimborso diretto di tutti i soggetti danneggiati senza il passaggio all’arbitro Consob. Procedura su cui la Lega esprime forti perplessità sottilineando il rischio di una violazione delle regole Ue per aiuti di Stato. Ma la partita sulla manovra non si chiuderà con il “sì” del Parlamento. Il secondo tempo si giocherà sui decreti legge per dare attuazione alle attese misure su quota 100 per le pensioni e sul reddito di cittadino, che però non dovrebbero arrivare
entro la fine dell’anno come invece annunciato nelle scosrse settimane dall’Esecutivo. Il Consiglio dei ministri non dovrebbe varare i due provvedimenti prima dell’inizio del prossimo anno, probabilmente alla seconda settimana di gennaio, rispettando i nuovi limiti di spesa (4 miliardi nel 2019 per le pensioni e 7,1 miliardi per il reddito dicittadinanza compresivi del miliardo per la riforma dei centri per l’impiego).
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