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Pagamenti p.a.: in arrivo il nuovo limite di 30 giorni

La traccia di decreto legislativo licenziata dal Consiglio dei ministri del 31 ottobre non lascia scampo alle amministrazioni insolventi: trattandosi di una delega esecutiva, poi, il testo non passerà al vaglio del Parlamento: ciò significa che, già nei prossimi giorni, il decreto potrebbe approdare il Gazzetta ufficiale. Senza affrontare, per converso, il problema annoso degli enti sul lastrico, il governo si avvia, dunque, a imporre un intervallo massimo entro il quale gli uffici committenti dovranno saldare i prestatori d’opera. Il limite previsto è quello di un mese, che potrà essere prolungato fino a 60 giorni, ma solo per casi particolari. L’importante, è che tale slittamento sia già previsto nei termini di stipula del contratto e che non venga richiesto, come invece accade, in qualità di proroga per l’impossibilità per le amministrazioni di assolvere ai propri oneri finanziari.  Saranno, insomma, esclusivamente le parti contraenti a concedersi reciprocamente ulteriori trenta giorni per il pagamento della prestazione concordata. Due le tipologie di enti che ricadono sotto questa facoltà di proroga: da una parte, le imprese pubbliche che si occupano di immettere nel mercato tra privati merci, prodotti o servizi  e dunque svogono attività comparabile a quella di un’impresa commerciale privata; dall’altra, invece, potranno usufruire della “deroga” anche quegli enti che svolgono prestazioni assistenziali di natura sanitaria, dunque ivi inclusi Asl e ospedali. Trenta i giorni concessi anche per lo svolgimento delle procedure di verifica delle merci vendute o dei servizi erogati, Lo schema emanato dal governo soddisfa le richieste di una direttiva comunitaria, la 2011/7/Ue del 16 febbraio 2011, nella quale  le istituzioni europee puntavano il dito contro i ritardi nei pagamenti delle amministrazioni italiane. Gli enti interessati riguardano anche i soggetti giuridicamente di diritto privato ma che sono obbligati al rispetto di termini contrattuali definiti con enti pubblici: la bussola del nuovo decreto, infatti, sarà il codice degli appalti, dove viene spiegato il termine di “amministrazione aggiudicatrice”. Come detto, poi, rispetto al previsto 7% di surplus rispetto al tasso definito dalla Bce, l’esecutivo ha spostato l’asticella di un altro punto, all’(%, sicuramente un maggiore deterrente per le amministrazioni. Questi, nel caso di contratti tra imprese, vengono definiti nell’alveo degli interessi legali di mora, che viene dunque esteso alla pubblica amministrazione, al minimo definito dell’indice Bce più, appunto, il “macigno” dell’8%. Ma c’è di più: come spiega Italia Oggi, il nuovo sistema di saldo a carico della Pa si applicherà anche alle procedure di appalto, purché, tra i Ministeri che firmeranno il provvedimento, non compaia lo Sviluppo Economico guidato da Corrado Passera. Niente di bizzarro: si tratta di un’armonizzazione necessaria tra la nuova normativa e quella inserita nel decreto liberalizzazioni, che fissa sempre a 30 giorni – nel caso di merci deperibili, prorogabili, in caso opposto, fino a 60 – la scadenza per il compimento delle transazioni tra privati. Da non ignorare, poi, il procedimento che vede molte imprese aver già vantato i crediti nei confronti delle Pa e in procinto di vedersi assegnare Cct: la via d’uscita, per gli enti particolarmente in crisi di liquidità, potrebbe essere ripercorsa anche in futuro, con la nuova legge. Ciò che interessa al governo, insomma, è che dall’anno prossimo venga rispettata la deadline dei 30 giorni la quale, in ogni caso, non sarà retroattiva.

Fonte: La Gazzetta degli Enti locali

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