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Conferenza Unificata. Parere Decreto Spending Review 2014 (c.d. Decreto Irpef)

E’ stato pubblicato il parere della Conferenza del Unificata, nella riunione del 15/05/2014, sul disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, recante misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale.

Sono state evidenziate le seguenti criticità (link: http://www.regioni.it/it/show-conferenze/conferenze.php?tipo=documenti%20conferenza%20regioni):

• L’applicazione delle norme del DL 66/2014 riguardanti i tempi di pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni mette in luce l’urgente necessità di aprire un tavolo di confronto Governo – Regioni sul tema più generale della “riforma del patto di stabilità” che deve affrontare in primo luogo la problematica dell’esclusione dai limiti del patto dei cofinanziamenti nazionali ai programmi europei, ivi comprese le spese eseguite utilizzando le risorse derivanti dalla riduzione del cofinanziamento nazionale e destinate all’attuazione del Piano di Azione e Coesione, per non perdere importanti risorse dell’UE per lo sviluppo e delle spese per investimento finanziate senza ricorso al debito per contribuire all’accelerazione della crescita.

• Non prevede alcun intervento a favore del Patto Verticale Incentivato per il 2015 nonostante l’importante peggioramento del saldo netto da finanziare anche rispetto ad uno strumento rivelatosi importante ai fini della sinergia istituzionale fra Regioni ed EELL con l’obiettivo del rilancio dell’economia locale e di far fronte ai pagamenti a favore delle imprese;

• Non prevede alcuna disposizione per l’attuazione degli impegni del Governo relativi alla restituzione dalle Regioni allo Stato delle risorse previste al comma 522 della Legge di Stabilità per il 2014 (560 ml/€ per le RSO );

• Non viene prevista alcuna misura di copertura in relazione agli effetti della sentenza della Corte Costituzionale n. 79/2014, depositata in data 8 aprile 2014, in ordine al DL 95/2012 rispetto alla quale il riversamento allo Stato di risorse regionali non risulta legittimo se non alimentante un fondo perequativo e non finalizzato a misure di copertura di altre spese, per di più avendo utilizzato per definire il contributo regionale al risanamento dei conti pubblici un parametro quale quello dei “consumi intermedi” che non approssima neppure lontanamente i costi standard ovvero le capacità fiscali.

• Appare del tutto irrazionale la norma che prevede due criteri differenti per il riparto fra le Regioni del contributo alla finanza pubblica pari a 500 ml/€: nel caso in cui siano le Regioni ad accordarsi sul riparto in sede di autocoordinamento devono tener “anche conto del rispetto dei tempi di pagamento stabiliti dalla direttiva 2011/7/UE nonché dell’incidenza degli acquisti centralizzati” mentre in assenza di Accordo fra le Regioni, lo Stato, procederà “tenendo anche conto del PIL e della popolazione residente e sono eventualmente rideterminati i livelli di finanziamento degli ambiti individuati e le modalità di acquisizione da parte dello Stato”. Si ritiene questa differenza di trattamento nella suddivisione del contributo priva di ogni logica pertanto che si debba uniformare il criterio.

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