Le grandi manovre sullo sblocco degli avanzi, parziale già dal 2018 alla luce della circolare n. 25/2018 della Ragioneria generale, vanno lette insieme all’abrogazione disposta con il Milleproroghe delle sanzioni sui comportamenti elusivi nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica. Una doppia mossa che, di fatto, sembra invitare gli enti a forzare la gestione contabile premendo sul lato della spesa. Tutto parte dall’articolo del Milleproroghe (Dl 91/2018), che sospende fino al 2020 l’efficacia delle convenzioni del bando periferie, liberando 140 milioni di euro per il 2018, 320 per l’anno 2019, 350 per l’anno 2020 e 220 per l’anno 2021 e creando per questa via spazi finanziari da destinare a investimenti. Per la determinazione del saldo di finanza pubblica 2018, gli enti possono considerare tra le entrate finali anche l’avanzo di amministrazione per investimenti applicato al bilancio di previsione dello stesso esercizio come spiegato dalla circolare n. 25/2018 della Ragioneria generale. A questo punto interviene la soppressione del blocco di norme (commi da 479 a 500 della legge 232/2016) che regolavano il pareggio di bilancio. Oltre alla soppressione dei patti nazionali, che serve a finanziare lo sblocco a regime degli avanzi, cadono però sotto la tagliola anche i commi 480 e 481, che puntavano ad assicurare il rispetto sostanziale delle regole del pareggio di bilancio da parte degli enti impedendo comportamenti elusivi. Le norme abrogate sono quelle secondo cui gli atti elusivi delle regole di finanza pubblica, o il loro rispetto artificioso, oltre a essere sanzionati con la nullità dell’atto, possono comportare l’applicazione di sanzioni pecuniarie nei confronti dei responsabili.
Rassegna stampa in collaborazione con Mimesi s.r.l.
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