Nel Def crescita 2018 verso l’1,6%

Il Sole 24 Ore
20 Aprile 2018
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di Marco Rogari

Una leggera accelerazione del Pil nel 2018 dall’1,5% all’1,6 per cento.
È quella che potrebbe prevedere il quadro tendenziale del Def “tecnico” preparato al ministero dell’Economiae ora in attesa di ottenere l’ok di palazzo Chigi. Che, visto la mancata individuazione (almeno fino ad oggi) di una maggioranza per sostenere un nuovo esecutivo, sembra essere destinato ad arrivare all’inizio della prossima settimana, forse già lunedì o martedì. Dopo lo slittamento rispetto alla canonica scadenza del 10 aprile per la presentazione del Documento di economia e finanza deciso 10 giorni fa da Paolo Gentiloni per “garbo istituzionale” sfruttando la “finestra” concessa da Bruxelles, l’attuale governo dovrebbe rendere noto in tempi rapidi (a meno di repentine accelerazioni per la formazione del nuovo esecutivo) il quadro a legislazione vigente per trasmetterlo alla commissione Ue entro il termine previsto del 30 aprile e sottoporlo all’esame del Parlamento. Secondo le nuove stime, il Pil si dovrebbe attestare all’1,4% nel 2019 (anziché all’1,5%)e rallentare ulteriormente all’1,3% nel 2020 a causa dell’effetto “recessivo” delle clausole di salvaguardia fiscali (aumenti Iva in primis) assorbite nel “tendenziale”.
Dal via XX Settembre comunque si fa sapere che si tratta solo di «ipotesi allo studio» anche perché «il quadro tendenziale del Def non è ancora stato definito edè al momento oggetto di analisi dei tecnici del Mef». In ogni caso quello che dovrebbe essere presentato dal Governo Gentiloni si presenta come un Documento asciutto, limitato al solo quadro a legislazione vigente, come aveva lasciato intendere nei giorni scorsi lo stesso ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che rientrerà domenica sera in Italia dalla riunione del Fondo monetario internazionale a Washington. Gli obiettivi programmatici e lo sviluppo del Programma nazionale di riforma saranno lasciati al prossimo Governo che provvederà a metterli a disposizione del Parlamento e di Bruxelles con un “aggiornamento” ufficiale. Come detto, il “tendenziale” incorporerà gli aumenti dell’Iva (e anche delle accise dal 2019): per la loro completa sterilizzazione occorrerà recuperare quasi 12,5 miliardi per il prossimo anno e più di 19,1 miliardi nel 2020. Non è escluso che nel Documento “tecnico” del Governo venga ricordato che negli ultimi anni le clausole di salvaguardia sono sempre state totalmente sterilizzate. Il Def in versione “mini” terrà conto delle ultime stime Istat sul 2017, aggiornate sulla base della decisione Eurostat sulla contabilizzazione degli effetti per gli interventi di salvataggio delle banche Venete. Ma la revisione al rialzo del deficit (al 2,3%) e del debito (al 131,8% del Pil) nel 2017 non produrrà particolari effetti vista la natura una tantum degli interventi di salvataggio degli istituti di credito. Anche perché sia deficit che debito dovrebbero essere previsti in calo quest’anno. Le previsioni contenute nell’ultima Nota di aggiornamento al Def indicano il deficit all’1,6% quest’anno, allo 0,9% nel 2019e allo 0,2% nel 2020. Quanto al passaggio in Parlamento, il Def “mini” dovrebbe essere esaminato dalle Commissioni speciali per poi passare alle Aule di Camera e Senato per il voto sulle risoluzioni. Anche se resta in campo l’ipotesi di un passaggio tecnico senza voto in Assemblea.
Rassegna Stampa in collaborazione con Mimesi srl

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