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Municipalizzate, incentivi alle fusioni

Fonte: Il Sole 24 Ore

Nel rush finale verso l’approvazione il 15 ottobre della legge di stabilità pesa l’incognita dei tagli effettivi che si riusciranno a realizzare e del prospettato intervento sulle «tax expenditures». Se ne è discusso ieri a palazzo Chigi in vari incontri tra il premier Matteo Renzi e il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, il commissario alla spending review Carlo Cottarelli e il direttore generale del Tesoro, Vincenzo Lavia. Al momento l’importo complessivo della manovra, tenendo conto degli 11,5 miliardi che saranno recuperati dallo scarto che separa il deficit tendenziale del 2015 (2,2% del Pil) da quello programmatico (2,9%) si aggira attorno ai 20 miliardi nell’ipotesi di un apporto congiunto dei tagli e della razionalizzazione delle agevolazioni fiscali nei dintorni degli 8 miliardi. Ma l’asticella – si conferma in ambienti governativi – potrebbe salire a quota 24 miliardi qualora l’apporto di questi due interventi fosse più consistente. Potrebbe così crescere la dote per il taglio del costo del lavoro, non solo attraverso la via contributiva ma anche con un intervento sull’Irap, per un totale di non meno di 3 miliardi. Le coperture complessive della “stabilità”, che prevederà una serie di incentivi per favorire la fusione delle municipalizzate, oscillerebbero tra i 12 e i 13 miliardi, maggiori entrate comprese.

La lista degli interventi è al momento ancora in progress e il governo assicura che non sono previsti aumenti dell’Iva. La conferma riguarda la stabilizzazione del bonus Irpef da 80 euro, che richiede un finanziamento di circa 7 miliardi, la proroga dell’ecobonus al 65%, il finanziamento dei nuovi ammortizzatori sociali (1,5 miliardi). Vi si aggiungerebbe l’allentamento del patto di stabilità interno per gli enti locali (1 miliardo), la stabilizzazione di parte dei precari della scuola (1,5). Resta da definire l’impatto di un eventuale primo intervento sul Tfr, oggetto oggi del confronto tra governo e sindacati accanto alla riforma del mercato del lavoro. È una corsa contro il tempo, anche per i contemporanei impegni internazionali che vedranno impegnato in particolare Padoan. Domani sera il ministro volerà alla volta di Washington per l’assemblea del Fmi, per poi trasferirsi a Lussemburgo lunedì e martedì (sono in agenda le riunioni di Eurogruppo ed Ecofin).

Anche alla luce degli impegni internazionali del ministro dell’Economia, la legge di stabilità dovrebbe essere varata il 15 ottobre, l’ultimo giorno utile del “calendario europeo”. I tecnici del governo hanno insomma a disposizione più di una settimana per comporre il mosaico degli interventi. Molti i nodi da sciogliere. Sul versante dei tagli mancherebbero ancora all’appello almeno 2-4 miliardi per centrare l’obiettivo degli 8-10 miliardi. Almeno un terzo dovrebbe arrivare dalla nuova stretta sugli acquisti di beni e servizi. E la stessa leva sarà utilizzata per ottenere come minimo dai 700 ai 900 milioni dalla sanità anzitutto attraverso la proroga per tutto il 2015 del taglio del 5% dei prezzi di riferimento dei dispositivi medici. Altri 400-500 milioni dovrebbero arrivare da un giro di vite sugli enti previdenziali (Inps e Inail) e potrebbero essere utilizzati per concorrere alla copertura del taglio del costo del lavoro. A circa 2,5-3 miliardi dovrebbe poi ammontare il “conto” per Regioni e Comuni che beneficeranno di un allentamento del Patto di stabilità interno per 1 miliardo. Su questo versante scatterà anche il piano di riassetto delle partecipate, che nasce dal dossier Cottarelli, e dal quale nel 2015 arriverebbero risparmi tra i 500 milioni e il miliardo. Gli incentivi per favorire l’accorpamento delle municipalizzate sarebbero di vario tipo e prevederebbero anche in questo caso un miniallentamento del Patto di stabilità interno. Quanto agli scatti da sbloccare per il personale del comparto sicurezza, gli 800 milioni necessari sarebbero in parte coperti con i risparmi derivanti dalla fusione del Corpo forestale con la Polizia.

Diverse le questioni aperte anche sul fronte fiscale. Oltre al credito d’imposta per la ricerca e alla proroga dell’ecobonus, considerati quasi sicuri, i tecnici stanno valutando altre misure. Come ad esempio il piano per ottimizzare e recuperare l’evasione Iva attraverso il meccanismo del “reverse charge”. Il ricorso a questa misura non è però scontato. C’è poi tutta la partita sul rientro dei capitali dall’estero. Solo nel caso in cui la portata della stabilità dovesse sensibilmente lievitare verrebbe invece presa davvero in cosiderazione l’ipotesi di reintrodurre le detrazioni fiscali sulla prima casa. E anche per quel che riguarda la potatura delle tax expenditures c’è ancora da decidere la portata dell’intervento che potrebbe garantire da un minimo di 700 milioni a un massimo di quasi 2 miliardi.

Nel rush finale verso l’approvazione il 15 ottobre della legge di stabilità pesa l’incognita dei tagli effettivi che si riusciranno a realizzare e del prospettato intervento sulle «tax expenditures». Se ne è discusso ieri a palazzo Chigi in vari incontri tra il premier Matteo Renzi e il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, il commissario alla spending review Carlo Cottarelli e il direttore generale del Tesoro, Vincenzo Lavia. Al momento l’importo complessivo della manovra, tenendo conto degli 11,5 miliardi che saranno recuperati dallo scarto che separa il deficit tendenziale del 2015 (2,2% del Pil) da quello programmatico (2,9%) si aggira attorno ai 20 miliardi nell’ipotesi di un apporto congiunto dei tagli e della razionalizzazione delle agevolazioni fiscali nei dintorni degli 8 miliardi. Ma l’asticella – si conferma in ambienti governativi – potrebbe salire a quota 24 miliardi qualora l’apporto di questi due interventi fosse più consistente. Potrebbe così crescere la dote per il taglio del costo del lavoro, non solo attraverso la via contributiva ma anche con un intervento sull’Irap, per un totale di non meno di 3 miliardi. Le coperture complessive della “stabilità”, che prevederà una serie di incentivi per favorire la fusione delle municipalizzate, oscillerebbero tra i 12 e i 13 miliardi, maggiori entrate comprese.

La lista degli interventi è al momento ancora in progress e il governo assicura che non sono previsti aumenti dell’Iva. La conferma riguarda la stabilizzazione del bonus Irpef da 80 euro, che richiede un finanziamento di circa 7 miliardi, la proroga dell’ecobonus al 65%, il finanziamento dei nuovi ammortizzatori sociali (1,5 miliardi). Vi si aggiungerebbe l’allentamento del patto di stabilità interno per gli enti locali (1 miliardo), la stabilizzazione di parte dei precari della scuola (1,5). Resta da definire l’impatto di un eventuale primo intervento sul Tfr, oggetto oggi del confronto tra governo e sindacati accanto alla riforma del mercato del lavoro. È una corsa contro il tempo, anche per i contemporanei impegni internazionali che vedranno impegnato in particolare Padoan. Domani sera il ministro volerà alla volta di Washington per l’assemblea del Fmi, per poi trasferirsi a Lussemburgo lunedì e martedì (sono in agenda le riunioni di Eurogruppo ed Ecofin).

Anche alla luce degli impegni internazionali del ministro dell’Economia, la legge di stabilità dovrebbe essere varata il 15 ottobre, l’ultimo giorno utile del “calendario europeo”. I tecnici del governo hanno insomma a disposizione più di una settimana per comporre il mosaico degli interventi. Molti i nodi da sciogliere. Sul versante dei tagli mancherebbero ancora all’appello almeno 2-4 miliardi per centrare l’obiettivo degli 8-10 miliardi. Almeno un terzo dovrebbe arrivare dalla nuova stretta sugli acquisti di beni e servizi. E la stessa leva sarà utilizzata per ottenere come minimo dai 700 ai 900 milioni dalla sanità anzitutto attraverso la proroga per tutto il 2015 del taglio del 5% dei prezzi di riferimento dei dispositivi medici. Altri 400-500 milioni dovrebbero arrivare da un giro di vite sugli enti previdenziali (Inps e Inail) e potrebbero essere utilizzati per concorrere alla copertura del taglio del costo del lavoro. A circa 2,5-3 miliardi dovrebbe poi ammontare il “conto” per Regioni e Comuni che beneficeranno di un allentamento del Patto di stabilità interno per 1 miliardo. Su questo versante scatterà anche il piano di riassetto delle partecipate, che nasce dal dossier Cottarelli, e dal quale nel 2015 arriverebbero risparmi tra i 500 milioni e il miliardo. Gli incentivi per favorire l’accorpamento delle municipalizzate sarebbero di vario tipo e prevederebbero anche in questo caso un miniallentamento del Patto di stabilità interno. Quanto agli scatti da sbloccare per il personale del comparto sicurezza, gli 800 milioni necessari sarebbero in parte coperti con i risparmi derivanti dalla fusione del Corpo forestale con la Polizia.

Diverse le questioni aperte anche sul fronte fiscale. Oltre al credito d’imposta per la ricerca e alla proroga dell’ecobonus, considerati quasi sicuri, i tecnici stanno valutando altre misure. Come ad esempio il piano per ottimizzare e recuperare l’evasione Iva attraverso il meccanismo del “reverse charge”. Il ricorso a questa misura non è però scontato. C’è poi tutta la partita sul rientro dei capitali dall’estero. Solo nel caso in cui la portata della stabilità dovesse sensibilmente lievitare verrebbe invece presa davvero in cosiderazione l’ipotesi di reintrodurre le detrazioni fiscali sulla prima casa. E anche per quel che riguarda la potatura delle tax expenditures c’è ancora da decidere la portata dell’intervento che potrebbe garantire da un minimo di 700 milioni a un massimo di quasi 2 miliardi.

Le misure allo studio

COSTO DEL LAVORO
La dote destinata al taglio del costo del lavoro, non solo attraverso la via contributiva ma anche con un intervento diretto sull’Irap, potrebbe essere di oltre 3 miliardi
LA RIDUZIONE
3 miliardi

PATTO DI STABILITÀ
L’allentamento del patto di stabilità interno dovrebbe liberare, per gli enti locali, un miliardo di euro per sbloccare alcune opere pubbliche attualmente ferme
RISORSE DISPONIBILI
1 miliardo

SANITÀ
Si punta a ottenere dai 700 ai 900 milioni dalla sanità anzitutto attraverso la proroga per tutto il 2015 del taglio del 5% dei prezzi di riferimento dei dispositivi medici
I RISPARMI
700-900 milioni

BENI E SERVIZI
Da 2 a 4 miliardi dei tagli complessivi (8-10 mld) dovrebbero arrivare dalla stretta sugli acquisti di beni e servizi di ministeri, sanità, regioni e comuni
I TAGLI
2-4 miliardi

TAX EXPENDITURES
Ancora da definire la portata dell’intervento sugli “sconti” fiscali. La potatura delle tax expenditures
garantirebbe da un minimo di 700 milioni a un massimo di quasi 2 miliardi
INTERVENTO MINIMO
700 milioni

MINISTERI
Un terzo dei tagli di spesa allo studio del governo dovrebbe arrivare dai risparmi di competenza dei ministeri. La somma potrebbe aggirarsi attorno a 2-3 miliardi di euro
LE RIDUZIONI DI SPESA
2-3 miliardi

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