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Mario Monti nelle fauci dei sindaci

Fonte: Italia Oggi

Nella fossa dei leoni. Mario Monti non teme la contestazione dei sindaci e ha risposto sì all’invito dell’Anci, l’associazione dei Comuni. Domani pomeriggio sarà a Bologna, all’apertura dei lavori dell’annuale assemblea dei primi cittadini, divisi dall’appartenenza politica ma uniti contro il presidente del consiglio e il suo governo, reo di colpire i Comuni e tagliare con l’accetta i finanziamenti agli enti locali.
Hanno il dente avvelenato contro Monti, colpevole anche di non avere rivisto il patto di stabilità cosicchè vi sono Comuni che hanno i soldi in cassa ma non li possono spendere e debbono tagliare i servizi. Per il presidente-supertecnico sarà uno snodo difficile, dovrà far leva su tutta la sua capacità diplomatica per non finire tra le fauci dei sindaci, che hanno un lungo j’accuse da lanciargli, fino a minacciare la rivolta fiscale.
«All’assemblea», dice Graziano Delrio, Pd, sindaco di Reggio Emilia e presidente dell’Anci, «i sindaci saranno molto uniti nella battaglia per l’autonomia. Chiediamo l’intero gettito Imu e rinunciamo ai trasferimenti statali. Il pareggio di bilancio è una follia in tempi di recessione, non si può più contrarre la spesa pubblica, per esempio lo sblocco del patto di stabilità per le 12 città metropolitane significa lo 0,3% in più di pil».
Aggiunge Delrio: «Abbiamo le imprese che soffrono e denari per circa 9 miliardi nelle casse, è intollerabile. Inoltre bisogna liberare investimenti sui filoni strategici dell’efficienza energetica degli edifici e della sicurezza del territorio. Vi è poi il tema istituzionale: non si può pensare di ridurre la complessità dei livelli democratici a due o tre scandali emersi per distruggere il titolo V della costituzione ed eliminare i corpi intermedi e annullare l’autonomia dei Comuni».
Insomma, il governo Monti è una grossa delusione per i sindaci, è accusato di essere chiuso in una torre d’avorio mentre i primi cittadini sono a contatto con la gente e con la rabbia che monta. In modo elegante (ma qualcuno potrebbe uscire dal coro) gliele canteranno. Non solo a Monti, anche ai suoi ministri. Sì perché al raduno dei sindaci parteciperà mezzo governo. Su un fronte vi saranno (tra domani e giovedì) oltre a Delrio, Gianni Alemanno (Pdl, Roma), Leoluca Orlando (Idv, Palermo), Gianni Orsoni (Pd, Venezia), Massimo Zedda (Pd, Cagliari), Virginio Merola (Pd, Bologna), Luigi De Magistris (Idv, Napoli), Matteo Renzi (Pd, Firenze), mentre il 19 sarà la volta di Federico Pizzarotti (5stelle, Parma), Piero Fassino (Pd, Torino), Marco Doria (Pd, Genova), Michele Emiliano (Udc, Bari).
Sul fronte opposto vi saranno i governativi. Insieme a Monti (domani), Antonio Catricalà (sottosegretario alla presidenza), Francesco Profumo (istruzione), Andrea Riccardi (cooperazione), poi giovedì: Anna Maria Cancellieri (interni) e Filippo Patroni Griffi (pubblica amministrazione), infine il 19: Corrado Passera (sviluppo economico) e Vittorio Grilli (economia). Nel mazzo degli ospiti figurano Susanna Camusso (segretario Cgil), Livia Turco (Pd) e Mara Carfagna (Pdl).
Il governo rischia bordate di fischi. «La virtuosità dei molti Comuni non serve a nulla nel rapporto con il governo», dice il sindaco di Bari, Emiliano. «I sindaci pugliesi hanno bisogno di sostegno e incoraggiamento. Continuano a metterci la faccia nel costruire quella sorta di patrimoniale che è l’Imu, ma la spesa pubblica dello Stato non diminuisce. L’Anci deve fare un passo avanti proponendosi verso il governo non solo come autorevole interlocutore, ma come quel soggetto al quale affidare i margini di maggiore flessibilità del patto di stabilità. Mi auguro che il prossimo governo sia caratterizzato da una maggiore ‘cultura comunale’ e che si renda finalmente conto che questo Paese sta in piedi perché ci sono i sindaci che stanno facendo la parte di tutti gli altri».
Aggiunge Wladimiro Boccali, Pd, sindaco di Perugia: «La manovra prevede ulteriori 10 miliardi di tagli per il comparto degli enti locali. È inammissibile. Se vogliono davvero continuare a procedere in questo modo dovranno venire a spiegare ai cittadini che nei Comuni non si apriranno più le scuole. Poi c’è la riforma del titolo V della costituzione, basata essenzialmente sull’onda dei recenti scandali. Così, per spot, non si può andare avanti, rischiamo il conflitto istituzionale».
C’è da aspettarsi un confronto aspro nei padiglioni della fiera di Bologna. Riusciranno Monti & Co. ad annunciare qualche concessione ai Comuni ? C’è chi minaccia di portare i libri in tribunale, i leghisti anticiperanno un’autoderoga al patto di stabilità, i sindaci pidiessini rivendicano di avere fatto inserire nel programma del loro partito la revisione del patto di stabilità come priorità del prossimo governo, Matteo Renzi è atteso come uno showman, farà tappa tra i sindaci in una parentesi delle primarie e dovrà svelare qualcosa dei suoi progetti di (eventuale) governo.
Cerca di tirare le fila Delrio: «I sindaci non sono dei pentiti dell’autonomia e del federalismo. I problemi derivano dal fatto che lo Stato ha attuato un decentramento, non un federalismo, trasferendo i propri vizi e le proprie procedure alle Regioni, creando tanti piccoli Stati e tante piccole burocrazie. Ma le Regioni non devono amministrare devono programmare e legiferare e lo Stato deve scegliere di fidarsi dei sindaci».
Dopo gli ultimi avvenimenti sembra che i sindaci vogliano prendere le distanze dalle Regioni e non pagare per colpe che sostengono di non avere: «I problemi e gli scandali di questi mesi sono dovuti alla mancata attuazione dei principi del federalismo: per questo non accetteremo passi indietro sul processo di autonomia e responsabilizzazione dei Comuni», conclude Delrio.
«Non ci opponiamo a norme severe per chi genera dissesti finanziari in un Comune. Crediamo che sia un principio che deve valere per tutti, compresi coloro che hanno portato il nostro paese ad avere 2000 miliardi di debito. È poi fondamentale che si faccia una distinzione chiara e netta fra le responsabilità di chi ha generato il dissesto e chi si trova invece a gestire una situazione creata in precedenza. Sono molti i Comuni ed i sindaci che si trovano in quest’ultima condizione e non vorremmo che dovessero essere giudicati alla stregua di chi invece ha contribuito a rendere loro la vita, da amministratore locale, più difficile».

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