di Patrizia Ruffini
L’accantonamento al Fondo crediti di dubbia esigibilità sale al 90% invece che al 95% per gli enti in regola con i tempi di pagamento. Slitta al 2021 la sanzione dell’accantonamento al Fondo garanzia debiti commerciali. Differito al 30 aprile il termine per l’approvazione delle tariffe Tari. In arrivo 100 milioni nel 2020 per avviare la restituzione del taglio di 564 milioni della spending review. Sono le soluzioni ai nodi dei bilanci comunali arrivate dall’incontro Governo e sindaci della settimana scorsa a Palazzo Chigi. A preoccupare molto i sindaci per la quadratura della parte corrente dei bilanci di previsione è il Fondo crediti di dubbia esigibilità (Fcde), cioè l’obbligo di stanziare fra le spese un importo in proporzione alle mancate riscossioni degli ultimi cinque anni. La risposta arrivata dal governo è di prevedere per il 2020 una percentuale minima del 90% e non del 95% per gli enti che rispettano i tempi di pagamento. La proposta non accolta dei sindaci prevedeva invece di mantenere la stessa percentuale minima di accantonamento applicata per il 2019 pari all’85% (ridotta all’80% in presenza dei requisiti di tempestività dei pagamenti). Sempre a favore della parte corrente del bilancio, slitta al 2021 l’ulteriore obbligo di accantonamento del fondo garanzia debiti commerciali, introdotto dalla legge di bilancio 2019, come sanzione per il mancato rispetto dei tempi di pagamento delle fatture o della progressiva riduzione dello stock di debito commerciale scaduto. Nella gran parte dei casi, i comuni con maggiori difficoltà per quest’ultimo fondo sono gli stessi obbligati ad effettuare ingenti accantonamenti al Fcde. I sindaci hanno ottenuto anche lo slittamento al 30 aprile del termine per approvare le tariffe Tari. Gli enti vorrebbero che il nuovo termine di fine aprile per approvare le tariffe e i regolamenti relativi alla Tari fosse disposto a regime, per avere il tempo di acquisire il piano finanziario del servizio di gestione dei rifiuti urbani. La norma vigente prevede infatti che il consiglio comunale approvi, entro la data ultima fissata da norme statali per la deliberazione del bilancio di previsione, le tariffe della Tari in conformità al piano finanziario del servizio di gestione dei rifiuti urbani, redatto dal soggetto che svolge il servizio ed approvato dal consiglio comunale o da altra autorità competente. L’associazione dei comuni si dichiara poi soddisfatta per lo sblocco dello stato di impasse sui 564 milioni rivendicati dai Comuni per la mancata restituzione del taglio previsto dal Dl 66/2014. «Una parte di questi soldi, pari a 100 milioni, rientrerà nelle casse comunali già da quest’anno, consentendo di dare ossigeno ai Comuni per l’erogazione dei servizi. Mentre per la somma residua – sottolinea il delegato Anci alla Finanza locale – si cercherà una soluzione per una restituzione progressiva nei prossimi anni».
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