di GIANNI TROVATI (sul Sole 24 Ore)
I sindaci chiedono più poteri per incidere sulla qualità della vita nei loro territori. Soprattutto nelle grandi città, dove occupano i primi posti dell’agenda temi come la sicurezza o la casa su cui pesa l’intermediazione statale o regionale. «In una logica non più rinviabile di una grande riforma degli Enti locali – ha detto chiaro e tondo il presidente dell’ANCI e sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, intervenendo ieri sul rapporto sulla qualità della vita nelle province italiane – bisogna immaginare una diversa governance, un diverso rapporto tra Comuni, Città metropolitane e Regioni. Oggi ci troviamo di fonte a dinamiche che richiedono riforme profonde».
Quella prospettata dal sindaco di Napoli non è naturalmente una battaglia di potere con altri livelli di Governo, ma «vogliamo avere voce in capitolo sulle politiche abitative – ha ragionato – perché la questione è cruciale per la vita delle città, che per esempio devono accogliere chi si trasferisce per lavoro e gestire flussi turistici crescenti, ma la competenza ora è delle Regioni».
Gli amministratori locali vogliono incidere di più anche sulla sicurezza, in una chiave che però non punta a sostituirsi al ruolo dello Stato ma a integrarlo. Nell’ottica proposta da Manfredi non è infatti in discussione il compito statale di garantire la prima linea della sicurezza, ma «i Comuni possono fare molto nella gestione dei quartieri, dalla promozione commerciale all’illuminazione pubblica».
Senza dimenticare il presidio sul territorio con la Polizia municipale, su cui i Comuni chiedono da tempo di essere liberati dai vincoli generali alle assunzioni che non distinguono le priorità degli organici. Casa, sicurezza e welfare locale sono gli snodi principali di un ridisegno delle politiche chiesto non solo dai Comuni, ma anche dalle Città metropolitane, che «sempre di più rappresentano il luogo in cui si concentrano grandi opportunità e grandi problemi: c’è la maggiore crescita, c’è il tasso scolastico più alto, il maggiore tasso di innovazione e in parallelo più criminalità, disagio e povertà»; e in fila ci sono anche le Province, su cui la settimana scorsa è intervenuto anche il Capo dello Stato per chiedere a Governo e Parlamento di farle uscire dal “limbo eterno” in cui le hanno confinate i tentativi di riforma del 2014-16. Non più tardi di venerdì scorso il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Nazario Pagano (Fi), ha rilanciato agli Stati generali della Ripartenza di Bologna la necessità di «una riforma per rilanciare gli Enti locali». Le settimane immediatamente successive alla manovra saranno quelle decisive per misurare le possibilità concrete di passare ai fatti.
* Articolo integrale pubblicato su Il Sole 24 Ore del 2 dicembre 2025 (In collaborazione con Mimesi s.r.l.)
Manfredi: la riforma degli Enti locali non è rinviabile
Il presidente ANCI: puntiamo a più poteri su sicurezza e abitazioni
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