Il problema non è solo di instabilità finanziaria, che non permette ulteriori assunzioni oltre che lo svolgimento dei compiti più importanti, come la manutenzione e lo sviluppo delle strade e dell’edilizia scolastica. C’è infatti anche un tema di incertezza sulle funzioni. A due anni dalla loro nascita, le città metropolitane hanno sostituito le province ma in alcune Regioni c’è ancora confusione sulle competenze, un ulteriore aggravio per gli enti a corto di liquidità e di personale, diminuito del 30%.
Il presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro, incontrerà venerdì pomeriggio il sottosegretario Maria Elena Boschi, per chiedere più tempo e risorse. Quasi metà degli enti non è in grado di chiudere il proprio bilancio in equilibrio entro fine mese e per questo si chiede di spostare il termine alla fine di aprile. Le città metropolitane più in difficoltà sono Roma, Torino, Milano e le tre siciliane, Catania, Messina e Palermo. Decaro chiede uno stanziamento di 100 milioni per permettere di far quadrare i conti, «ma sarà difficilissimo ottenerlo – spiega – visto che litigo ogni giorno su piccole cose e per pochi soldi».
I sindaci metropolitani si dicono preoccupati e chiedono risposte per questo «taglio assurdo. Sono soldi che le città metropolitane recuperano con la fiscalità e che poi restituiamo allo Stato. In questo modo facciamo gli esattori per conto dello Stato».
I tagli per le dieci città metropolitane delle Regioni a statuto ordinario sono stati dal 2011 di 864,3 milioni di euro, a questi vanno aggiunti i 249,5 milioni per le quattro delle Regioni a statuto speciale. Inoltre, ad aggravare i già precari bilanci, c’è anche la diminuzione delle entrate tributarie dell’11,7% e di quelle extra-tributarie del 13,2%. A subire i tagli più importanti dal 2011 sono state le città metropolitane di Roma (199,8 milioni di euro), Napoli (151,7 milioni) e Milano (117,7 milioni). A Torino sono stati tagliati 95 milioni, a Palermo 80,3 milioni, a Catania 79,7 milioni, a Bari 71,6 e a Firenze 62,6 milioni.
Rapportando però il numero complessivo dei tagli con gli abitanti di ciascuna città metropolitana, a subire di più sono le città del sud e delle isole: Cagliari (84,8 euro pro capite), Reggio Calabria (74,4), Catania (71,5), Messina (64,6) e Palermo (63). Per il presidente dell’Anci l’impegno su questi enti deve essere mantenuto, perché «le città metropolitane sono l’architrave del Paese, dove vive il 50% della popolazione e si produce il 50% del Prodotto interno lordo, vanno sostenute».
Scrivi un commento
Accedi per poter inserire un commento