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JOBS ACT. Lagarde (Fmi): bene la riforma. Ma abbattere il cuneo fiscale creerebbe 130.000 posti

Con comunicato del 09/12/2014 la CGIA di Mestre rende noto che:

Riportare il cuneo sulla media europea rimuoverebbe gli ostacoli agli investimenti

Il direttore generale del Fondo monetario internazionale, alla vigilia del vertice di mercoledì con Renzi, ha introdotto la cerimonia di inizio anno accademico della Bocconi; nel suo discorso, ha a lungo parlato della riforma del lavoro appena approvata, dicendosi convinta che il Jobs Act ”e il suo obiettivo di creare un nuovo contratto di lavoro con una protezione gradualmente crescente, è così importante per combattere questo dualismo generalizzato e migliorare il mercato del lavoro per lavoratori e imprese”. Tra gli altri punti del provvedimento che il numero uno dell’Fmi ci ha tenuto a sottolineare, ci sono le politiche attive del mercato del lavoro, necessarie perché i disoccupati siano accompagnati nel trovare un impiego, come già accade in Austria, in Finlandia e in Svezia. Tuttavia – ha aggiunto – tali politiche dovranno essere correlata ad un significativo abbattimento delle aliquote fiscali marginali, ovvero del cuneo fiscale, la cui ampiezza continua a scoraggiare gli investimenti in lavoro e capitali. E “nonostante i recenti sforzi – ha commentato -, il carico fiscale sul lavoro in Italia rimane ben oltre la media Ocse”. Riportarlo, invece, sulla media europea, ovvero abbassarlo di 4-8 punti percentuali “potrebbe significare – ha concluso – da 60.000 a 130.000 giovani che tornerebbero a lavorare”, così come nuovi posti di lavoro potrebbero essere creati dalla “liberalizzazione della professione legale” e dall’aumento “della concorrenza nel settore al dettaglio”.

 

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