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Il riaddebito delle spese e problematiche IVA

Con comunicato del 10/12/2015 l’ANCI Risponde al seguente quesito posto da un Comune:

DOMANDA:

Il Comune aveva dato in gestione, verso corrispettivo, la gestione del Palasport sito nel territorio comunale. Dal mese di Agosto 2015 però si è giunti ad una risoluzione consensuale del contratto stesso. Le bollette relative alle utenze del palazzetto, in attesa che venga effettuata la voltura al nome del Comune, le ha pagate ancora la ditta che lo gestiva, la quale adesso ci richede il rimborso emettendo una fattura con iva al 22% oltra all’IVA già applicata in bolletta. Esempio consumo energia elettrica bolletta: €.100,00 + IVA totale € 122,00 Fattura emessa dalla Ditta nei nostri confronti per il rimborso €.122,00 + IVA Totale 148,84. Si chiede, per cortesia, se è corretto che il Comune debba pagare due volte l’IVA.

RISPOSTA:

La ditta, in quanto soggetto passivo IVA, deve emettere fattura per il riaddebito delle spese sostenute in nome proprio (le bollette sono intestate alla ditta) ma per conto del Comune. Non sussiste infatti la causa di esclusione da IVA prevista dall’art. 15 del DPR 633/72 riguardo alle spese sostenute in nome e per conto del cliente. Fin qui l’aspetto puramente fiscale. Riguardo invece al riaddebito, mediante conteggio nell’imponibile, anche dell’IVA che la ditta ha, a suo tempo, corrisposto ai fornitori di energia elettrica, gas, etc., il comportamento così rappresentato sarebbe legittimo soltanto nel caso in cui la medesima non avesse potuto esercitare il diritto alla detrazione dell’imposta ai sensi dell’art. 19 del citato decreto 633. In caso contrario (esercizio di attività rilevante IVA che consente la detrazione), come ben possibile, il riaddebito anche dell’imposta costituisce in tutta evidenza un indebito arricchimento che deve essere contestato dal Comune.

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