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Ici e patrimoniale, si lavora sull’Iva

Fonte: Corriere della Sera

Entro il week end si dovrebbe sapere qualcosa di più. Per adesso tagli, tasse e agevolazioni entrano ed escono dal cilindro dei tecnici di Palazzo Chigi anche ieri alla frenetica ricerca del punto di equilibrio. Cioè dove fissare l’asticella del valore della manovra oscillante tra i dati negativi della recessione per il 2012, dopo l’Ocse confermata ieri da Standard & Poor’s, e quelli del costo da spread che l’ufficio studi di Confindustria ha calcolato addirittura in 18 miliardi di euro. Una piccola boccata d’ossigeno, in questo cupo scenario, arriva dai mercati finanziari con lo spread sui Bund in forte contrazione e dal fabbisogno che negli ultimi undici mesi mostra un calo di 8,6 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Titoli di Stato alle imprese

Tra le misure che il governo sta preparando ieri è emersa una grossa novità anche se potrebbe essere inserita non da lunedì ma in un pacchetto successivo. Si tratta della trasformazione dello stock di debito della pubblica amministrazione (oltre 70 miliardi di euro) in titoli di Stato da dare alle imprese. Trova poi conferma il rafforzamento strutturale delle imposte progressive sulla casa, la cosiddetta Ici-Imu sul primo alloggio con esclusione per le fasce deboli e con probabile «collegamento» con la dichiarazione dei redditi e a una rivalutazione delle rendite catastali del 15%. Spunta persino il progetto di una revisione delle aliquote Irpef.

Patrimoniale leggera e Iva

Confermata al momento la patrimoniale leggera in una forbice tra 1,5-2 per mille e un capitale di 1-1,5 milioni di euro per contribuente. In pratica chi ha in banca tra contanti, azioni e fondi un gruzzolo di due milioni di euro, rischia di pagare fino a 4 mila euro all’anno. Non tutti nel governo Monti sono convinti di questa nuova tassa sulla ricchezza — anche perché c’era una promessa di non introdurla fatta a Silvio Berlusconi — ma potrebbe essere inevitabile per avere il via libera alla riforma previdenziale da Pd e Cgil. I provvedimenti di cui si parla sono moltissimi. Si va da un aumento dell’Iva fino al 23%, in grado di portare risorse per 8 miliardi di euro che serviranno per finanziare la riduzione di alcuni punti di Irap sul costo del lavoro, alla reintroduzione di una sorta di Dual income tax per stimolare la quotazione delle aziende e l’aumento dimensionale. Il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera ha affermato ieri che a breve ci sarà «qualcosa sulla semplificazione per ridurre i lacci che imbrigliano l’Italia, per incoraggiare maggiore concorrenza e internazionalizzazione ». Quindi quasi inevitabili interventi per le professioni e in altre aree dove è tradizionalmente limitato l’accesso ai nuovi entranti.

Tracciabilità contro l’evasione

Ci saranno anche misure per combattere l’evasione fiscale, la più gettonata delle quali è l’aumento della tracciabilità limitando per legge l’uso dei contanti alla quota di 300-500 euro, e l’obbligo per i commercianti di dotarsi di macchinette per il pagamento con bancomat e carte di credito purtroppo ancora scarsamente diffuse.

Bonus energetici

Nel pacchetto crescita torna in campo la proroga della detrazione del 55% sugli interventi edilizi per il risparmio energetico, che dovrebbe affiancare liberalizzazioni, dismissioni e lo sblocco dei fondi per le infrastrutture. Possibili anche premi fiscali per le imprese che si capitalizzano (con la possibilità di dedurre l’interesse figurativo sull’emissione di capitale proprio delle imprese) e sgravi Irap. Confermati i tempi record per l’esame parlamentare della manovra: l’iter partirà dalla Camera dove il testo dovrà essere votato entro il 17 dicembre per poi passare al Senato. Tutto approvato entro Natale, come hanno garantito l’altro giorno i presidenti di Camera e Senato Gianfranco Fini e Renato Schifani.

Il modello giapponese

La trasformazione dei crediti delle aziende in titoli di Stato, ipotesi emersa durante il confronto tra il mondo produttivo e il ministro Passera, è senza dubbio una delle novità più importanti di questi giorni. Per il neo sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo si tratta di una idea rivoluzionaria che «potrebbe essere estesa anche al risparmio delle famiglie seguendo il modello giapponese». «Calcolando che nel 2012 vanno a scadenza quasi 200 miliardi di euro—spiega Polillo— i 70miliardi da destinare alle imprese toglierebbero pressione alle aste dei titoli di Stato con grande beneficio per gli spread». Il modello giapponese prevede anche l’emissione di particolari certificati del Tesoro da riservare al risparmio delle famiglie con rendimenti sicuri e ancorati all’inflazione che sfuggirebbero alle micidiali aste. «Ecco perché il Giappone — spiega ancora Polillo — che ha un debito pubblico doppio rispetto all’Italia non ha il problema dello spread». Un dossier che Passera ha promesso di sottoporre al Tesoro, almeno per il capitolo che per ora riguarda le imprese, per trovare un meccanismo corretto per la loro attuazione.

L’ora della trasparenza

Anche per il direttore generale di Confindustria Gianpaolo Galli è «una buona idea soprattutto se i titoli sono negoziabili e possono essere scontati in banca». Quei 70 miliardi, di cui da tempo gli imprenditori chiedono il pagamento, non sono mai emersi nella contabilità della pubblica amministrazione e quindi non rientrano nelle statistiche Eurostat ma, secondo gli osservatori, i mercati sanno benissimo della loro esistenza e la loro certificazione ufficiale sarebbe accolta come un segnale di trasparenza.

Roberto Bagnoli

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