di Gianni Trovati Insieme al ritorno a 300 milioni del Fondo Imu Tasi (anticipato sul Quotidiano degli
enti locali e della
Pa del 18 gennaio), il passaggio al Senato del decreto semplificazioni porta ai Comuni un nuovo pacchetto di proroghe e una serie di correttivi per facilitare la gestione di alcune partite complesse. Vediamo quali, nell’emendamento votato in commissione Affari costituzionali e Lavori pubblici di Palazzo Madama. I 300 milioni al Fondo Imu-Tasi Sul Fondo Imu-Tasi, la dotazione resta a 300 milioni come promesso dalla sottosegretaria al ministero dell’Economia Laura Castelli. Non c’è però, almeno nel testo circolato ieri sera, l’abrogazione del comma 895 della manovra, quello che impone il monitoraggio della Banca dati della
pubblica amministrazione sull’utilizzo di questi fondi vincolandoli quindi alla spesa per
investimenti. In questo caso, sarebbe complicato anche agire in via interpretativa allargando il riferimento alla «manutenzione» a possibili utilizzi in spesa corrente. È vero infatti che la manutenzione ordinaria entra in quest’ultima voce, ma il comma 895 prevede espressamente l’etichetta di «contributo investimenti» per queste spese. I rinvii al 31 marzo In fatto di calendario, vengono allineati alla nuova scadenza per i preventivi fissata al 31 marzo una serie di adempimenti, dalle comunicazioni sulle spese di pubblicità alla definizione dei piani triennali di razionalizzazione di immobili e infrastrutture (articolo 2, comma 594 della legge 244/2007). Si sposta poi dal 15 al 30 dicembre il termine per restituire le anticipazioni straordinarie sblocca-pagamenti che gli enti locali stanno chiedendo in queste settimane alla Cassa depositi e prestiti. L’ennesima proroga, dal 30 giugno al 31 dicembre, arriva per gli obblighi di gestione associata nei piccoli Comuni, che il tavolo
tecnico governo-Comuni istituito dal Milleproroghe estivo prevede di cancellare del tutto. Mutui anche per finanziare i progetti cofinanziati Si allarga poi la possibilità di accendere nuovi mutui. Il via libera arriva anche per coprire, anche a titolo di anticipazione, le spese di investimento «strettamente funzionali» ai progetti cofinanziati dalla Ue o da altri livelli di governo nazionali. L’estensione riguarda anche gli enti coinvolti in piani di pre-dissesto. Non passa l’idea di permettere una ristrutturazione ad ampio raggio del debito comunale, sul modello di quella concessa alle Regioni: del tema si dovrà però occupare un tavolo tecnico-politico che sarà costituito da ministero dell’Economia, Viminale e Anci entro 10 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto semplificazioni. Scompare la limitazione al 2018-2020 delle possibilità di utilizzare le entrate da alienazioni per finanziare le quote capitali di mutui (comma 866 della legge 205/2017): una
mossa utile per i bilanci preventivi triennali in cantiere. La spesa per posizioni organizzative Una semplificazione arriva poi nel capitolo delle spese di personale. Escono dai tetti al fondo accessorio fissati dal famigerato articolo 23, comma 2 del Dlgs 75/2017 (quello che impedisce di superare i livelli del 2016) gli aumenti del trattamento accessorio dei titolari di posizione organizzativa negli enti privi di dirigenti. A uscire dal calcolo, ovviamente, sono solo i differenziali fra il vecchio e il nuovo trattamento accessorio, finanziati però con i resti del turn over che sarebbero assorbiti per questa via.
Rassegna stampa in collaborazione con Mimesi s.r.l.
Scrivi un commento
Accedi per poter inserire un commento