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Fondi in più per le grandi città

Fonte: Italia Oggi

La revisione dell’Imu 2013 favorisce le grandi città e penalizza, a volte anche pesantemente, diversi piccoli comuni. È quanto emerge dalla tabella analitica pubblicata sul sito del ministero dell’interno e allegata al decreto direttoriale che ha formalizzato il ricalcolo previsto dall’art. 7 del dl 16/2014.

Eppure, tale norma (almeno stando alla relazione tecnica che accompagnava il dl 16) avrebbe dovuto favorire proprio alcuni mini enti. Essa, in sostanza, ha imposto di ripetere i conteggi relativi all’Imu standard, con riguardo, in particolare, alla distribuzione degli incassi relativi ai fabbricati di categoria D, con l’obiettivo di evitare penalizzazioni a carico di alcuni comuni, perlopiù di piccole dimensioni.

Tuttavia, a causa del legame fra il gettito dell’imposta municipale e il funzionamento del fondo, gli aggiustamenti hanno riguardato tutti i municipi. Da qui il rinvio generalizzato dal 30 aprile al 30 giugno del termine per l’approvazione del rendiconto della gestione relativo allo scorso esercizio. Lo slittamento, peraltro, è stato formalizzato con un certo ritardo (anche se ItaliaOggi lo aveva anticipato già lo scorso 8 marzo), per cui molti enti hanno già chiuso il consuntivo. In tal caso, le necessarie variazioni dovranno essere operate in conto competenza 2014.

Due le voci che variano: oltre all’importo del fondo, infatti, cambia anche la quota di alimentazione del medesimo a carico dei comuni, dato che questi ultimi finanziano la perequazione con una quota della propria Imu (nel 2013 era pari al 30,76% del gettito standard). La somma delle differenze fra i nuovi importi e quelli in precedenza comunicati determinano la regolazione contabile complessiva, che a seconda dei casi è positiva (soldi in più) o negativa (soldi in meno).

Come detto, il meccanismo avrebbe dovuto premiare soprattutto i piccoli comuni, ma spulciando la tabella allegata al decreto direttoriale che ha approvato le nuove cifre salta all’occhio che tutte le grandi città ci guadagnano.

In primis Roma, che recupera circa 15 milioni, seguita da Milano (7,7 milioni), Torino (4 milioni), Genova (2,5 milioni), Bologna (2,1 milioni), Firenze (1,9 milioni), Napoli (1,6 milioni) e Palermo (1,1 milioni). I segni meno, invece, interessano diversi mini enti.

Fra i più colpiti, il piccolo comune di Ceresole Reale, perla delle Alpi piemontesi, che rimedia un taglio di circa 267.000 euro, che tradotto in termini pro capite vale circa 1.580 euro a testa per ognuno dei 169 residenti. In tali casi, la penalizzazione è doppia, perché i nuovi valori orienteranno anche le assegnazioni future.

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