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Distribuzione immediata per il 30% del fondo da 3,5 miliardi in arrivo con la manovra anticrisi

Fonte: il sole24ore

di Gianni Trovati

Oltre ai rimborsi misurati sulla perdita di fatturato, la macchina degli aiuti per bar, ristoranti ed esercizi commerciali in crisi si addentra sul terreno del fisco locale. Terreno delicato, per la serie di richieste comunali che si concentrano proprio sui settori commerciali più colpiti dal lockdown. L’emergenza sanitaria sta colpendo in realtà tutte le entrate locali, al punto che ieri nelle audizioni sul Def i Comuni hanno rilanciato la stima di perdite fra i 5 e gli 8 miliardi e le Province hanno parlato di un crollo di 820 milioni per le loro imposte quasi interamente collegate alle vendite di auto, oggi azzerate nell’emergenza. La sofferenza delle casse locali è chiara anche agli occhi del ministro dell’Economia Gualtieri, che oltre a confermare il fondo da 3,5 miliardi in arrivo nella maximanovra ha spiegato ieri che il 30%, quindi oltre un miliardo di euro, sarà distribuito subito in proporzione alle entrate di ogni ente. Ma ovviamente a soffrire sono soprattutto i contribuenti ai quali il distanziamento sociale ha azzerato il fatturato. Per loro le mosse in cantiere sono due. La prima riguarda l’occupazione di suolo pubblico, che negli anni normali porta quasi 900 milioni nelle casse dei Comuni. A pagare sono in particolare i bar e ristoranti che mettono i tavoli all’aperto. Per venire loro incontro l’idea, discussa ieri anche dalla ministra della Pa Fabiana Dadone con il presidente Anci Antonio Decaro, è quella di azzerare tasse e canoni per le nuove occupazioni, o per quelle aggiuntive rispetto al passato. Anche perché nei prossimi mesi gli spazi all’aperto possono rappresentare l’unico modo per recuperare un po’ di coperti rispettando le esigenze del distanziamento. Sulla Tari i Comuni si stanno già muovendo da soli con la sconti o con la sospensione tout court delle cartelle. Per mettere ordine è intervenuta l’Arera, l’Autorità che da quest’anno disciplina le tariffe sui rifiuti, annunciando nuove misure in arrivo per alleggerire il conto a carico di chi ha dovuto sospendere l’attività. Per l’Arera si tratta di applicare anche nella crisi il principio «chi inquina paga»: perché chi ha chiuso non inquina (e quindi dovrebbe pagare meno). Servono almeno 400 milioni, avverte l’Authority in una segnalazione a governo e Parlamento, anche per non dover compensare tutti gli sconti caricando le bollette degli altri.

Rassegna stampa in collaborazione con Mimesi s.r.l.

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