fatto che il calcolo si è allargato ai Comuni (sopra i 60mila abitanti), dove ci sono le difficoltà maggiori. Ma le medie dicono poco. I giorni di ritardo nei Comuni sarebbero 5. Ma nessuna impresa ha emesso fatture a un astratto “Comune-tipo”: c’è chi ha lavorato per quello di Alessandria, e aspetta in media 97 giorni, c’è chi è in fila a Reggio Calabria (82 giorni), chi a Caltanissetta (70 giorni), mentre a Bolzano bastano 13 giorni, a Sassari 14 e a Verona 16. Idem nelle Province: a La Spezia bisogna armarsi di pazienza per 153 giorni, cinque volte tanto i 30 di legge (nonostante le eccezioni alle norme che hanno già procurato all’Italia anche un deferimento alla Corte di giustizia), a Terni l’attesa è di 107 giorni mentre a Verona bastano 9 giorni per vedersi onorata la fattura. Nelle Regioni si oscilla invece fra i 73 giorni dell’Abruzzo, i 69 della Sicilia (seguita dalla Campania con 62) e i 14 della Lombardia, che guida sempre la classifica dei buoni pagatori. Ma anche i numeri
per singolo ente vanno guardati con attenzione: perché ad alzarli è spesso un arretrato che aspetta da da tempi molto più lunghi rispetto a quelli indicati dalle medie. I ritardi sui trasferimenti Ad aggravare il problema negli enti locali è anche la catena che parte dal centro, e che ritarda i trasferimenti dai ministeri. I tecnici del governo provano a lavorare su entrambi i fronti, supportati da Cdp: un ampliamento delle anticipazioni ordinarie agli enti locali, fino al raddoppio che potrebbe muovere 15 miliardi, e una riedizione dello sblocca-debiti. Mentre nel decreto semplificazioni si prova a dirottare alle Pmi in difficoltà per i crediti pubblici un una quota da 50 milioni del fondo di garanzia. Ma il tutto potrà partire solo l’anno prossimo, mentre si moltiplicano gli ostacoli. Più di 33mila imprese hanno presentato alla piattaforma Mef 169mila domande per compensare 8 miliardi di debiti con altrettanti crediti fiscali. Ma la compensazione riguarda solo chi ha cartelle
esattoriali, escludendo chi paga puntualmente le tasse: e la rottamazione-ter prevista dal Dl fiscale non può riguardare le migliaia di Comuni che non si servono dell’agenzia nazionale per la riscossione.
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