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Controlli Anac più incisivi sulle varianti

Fonte: Il Sole 24 Ore

Un modello standard per la comunicazione delle varianti in corso d’opera, che impone l’invio di una ricca serie di documenti su tutti gli aspetti dell’appalto e viene espressamente esteso ai cosiddetti “settori speciali” come acqua, gas e rifiuti, quelli regolati dalla parte terza del Codice dei contratti pubblici.

A fissare i nuovi obblighi è l’Autorità anticorruzione guidata da Raffaele Cantone, che in un comunicato diffuso ieri impone un elenco puntuale di vincoli di trasparenza per attuare davvero una norma finora frenata da una resistenza diffusa da parte delle stazioni appaltanti. Le varianti, si sa, sono una delle patologie più gravi dei contratti pubblici, che spesso sono aggiudicati con il criterio del massimo ribasso ma poi vedono lievitare il loro prezzo in corso d’opera. Per indagare il fenomeno era intervenuto l’anno scorso il decreto Madia (Dl 90/2014, articolo 37) chiedendo alle stazioni appaltanti di comunicare all’Anac i dati sulle varianti. La regola scritta dal Governo prevedeva un monitoraggio su tutti gli appalti di lavori, ma il Parlamento l’ha cambiata riservando l’obbligo alle variazioni superiori al 10% del prezzo originario negli appalti di valore superiore alla soglia comunitaria (5,2 milioni nei lavori, e 134mila-404mila euro nei servizi, a seconda del settore; per i contratti inferiori alla soglia comunitaria le comunicazioni vanno indirizzate agli osservatori regionali degli appalti pubblici). Anche in questa versione, l’obbligo ha prodotto comunicazioni che l’Anac giudica fumose, caratterizzate da documentazione spesso «carente o assente», e ha deciso di vederci chiaro. In due modi.

Prima di tutto, l’Autorità ridefinisce, ampliandoli, i confini degli appalti interessati dall’obbligo, spiegando per esempio che la comunicazione va inviata anche in caso di “varianti ripetute”, che nel loro insieme superano il 10% del prezzo originario. In questo modo si chiude la strada a tentativi elusivi, realizzati moltiplicando le “correzioni” sullo stesso aspetto all’appalto originario per tenersi sotto il tetto del 10% ed evitare così le verifiche dell’Anac. Lo stesso accade per il “cumulo di varianti”, creato da interventi di più fattispecie di cui almeno una rientri nel raggio d’azione dell’obbligo di trasparenza. L’Autorità, inoltre, decide espressamente di mettere gli occhi anche sui “settori speciali”, cioè gas, acqua, elettricità, e sui contratti misti (lavori più servizi), quando l’importo della parte relativa ai lavori supera la soglia comunitaria.

La seconda mossa dell’Autorità punta a evitare che le stazioni appaltanti producano un rispetto solo formale degli obblighi di trasparenza, senza mettere in condizione l’Anac di effettuare una verifica effettiva. Per questa ragione, vengono fissati nuovi standard nella comunicazione, che dovrà essere distinta per ogni singola gara (distinta per codice identificativo) e dovrà produrre verbale di consegna e di sospensione dei lavori, pareri del progettista, del verificatore, del collaudatore, insomma tutti i documenti necessari a una radiografia completa della variante. Sotto esame verranno messe anche le relazioni obbligatorie del responsabile del procedimento che «spesso – come si legge nel documento Anac – riprende acriticamente le motivazioni del direttore dei lavori, facendo venir meno il rigore dell’accertamento»: e se il responsabile non controlla, tocca all’Anac sostituirlo.

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