di Matteo Barbero
Il governo aggiorna i fabbisogni standard dei comuni, che orienteranno la distribuzione di quasi i due terzi del fondo di solidarietà 2019. Ma senza la mediazione dei sindaci, i nuovi parametri potrebbero riservare brutte sorprese ad alcune amministrazioni. Nei giorni scorsi, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al restyling della nota metodologica, oltre a determinare i coefficienti di riparto relativi alle funzioni di istruzione pubblica, gestione del territorio e dell’ambiente-smaltimento rifiuti, funzioni nel settore sociale-servizio di asilo nido, funzioni generali di amministrazione e gestione e controllo, funzioni di polizia locale, di viabilità e territorio, funzioni nel campo dei trasporti (trasporto pubblico locale). Sul testo, approvato in esame preliminare, dovrà ora essere sentita la Conferenza Statocittà ed autonomie locali. Si tratta di passaggi tecnici dietro ai quali si cela, però, una questione cruciale per i sindaci. Dai fabbisogni standard dipende, infatti, il riparto del fondo di solidarietà comunale. Anzi, salvo modifiche dell’ultima ora, tali parametri avranno il prossimo anno un peso maggiore, pari al 60%, rispetto al 45% del 2018. Ciò significa che la distribuzione di più della metà delle risorse sul piatto (oltre 6 miliardi di euro) sarà orientata dagli indicatori chiamati ad approssimare il «costo giusto» delle funzioni da esercitare e dei servizi da prestare a favore dei cittadini. In base alla disciplina vigente, per dividere la torta è richiesto un previo accordo da sancire in sede di Conferenza entro il 15 ottobre dell’anno precedente a quello di riferimento e da recepire con un altro dpcm entro il 31 ottobre, ma in mancanza l’Esecutivo può procedere unilateralmente entro il 15 novembre. Negli anni passati, tali termini sono sempre stati ampiamente sforati (imponendo, di conseguenza, anche il rinvio della deadline per il varo dei preventivi da parte dei comuni), ma nella precedente legislatura l’ingranaggio è stato progressivamente reso più puntuale (nel 2018, i numeri vennero anticipati dal Viminale a fine novembre). Quest’anno, i presupposti non sono per nulla buoni, con l’Anci che sta disertando i tavoli di concertazione per protesta contro il congelamento del bando periferie. I tempi, quindi, rischiano di essere lunghi, ma soprattutto, in assenza di correttivi «politici», i nuovi coefficienti apriranno grossi buchi nei conti di alcune amministrazioni. Lo scorso anno, ad esempio, Napoli ha rischiato di perdere qualcosa come 18,5 milioni, salvo poi recuperare in extremis circa 4 milioni. Quest’anno, in mancanza di correttivi, le forbici saranno ancora più ampie. Il tema dei fabbisogni standard si incrocia anche con quello della tassa rifiuti, che dal 2019 dovrà essere calcolata tendendo conto anche di tali parametri. Nei giorni scorsi, intanto, il ministero dell’interno ha messo in pagamento un ulteriore acconto, pari al 77% della spettanza, del fondo 2018. Come sempre, restano a bocca asciutta gli enti non in regola con le certificazioni e con i questionari Sose.
Rassegna stampa in collaborazione con Mimesi s.r.l.
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