Questo articolo è stato letto 6 volte

Boom di fallimenti dopo il predissesto

Fonte: Il Sole 24 Ore

<p>Sono tanti i Comuni dichiarati in dissesto dalle Sezioni regionali di controllo della Corte dei conti. Il record assoluto in Calabria, che ne registra ultimamente qualche decina al mese. La causa &egrave; quasi sempre la stessa: i tentativi di riequilibrare i bilanci esperiti attraverso il “predissesto”. Sono stati molti i sindaci che, non sapendo cosa fare, hanno tentato questa carta sottovalutandone i meccanismi, spesso nella speranza che alla fine la politica avrebbe, comunque, risolto il problema.</p>
<p>Dunque, Comuni dissestati e cittadini allo sbando, spesso i pi&ugrave; poveri del Paese in termini di redditivit&agrave; e occupazione, costretti a pagare il massimo del dovuto in termini di fiscalit&agrave; locale. Non solo. Con i servizi pubblici bloccati e il patrimonio in svendita, che per&ograve; nessuno compra. Insomma, un bel problema, con le situazioni sfuggite di mano a sindaci, che hanno spesso dato prova di una loro non eccellente capacit&agrave; di gestione, quasi a sollecitare la necessit&agrave; di prevedere una loro preventiva formazione.</p>
<p>Quanto ai conti pubblici, piove sul bagnato. Alle difficolt&agrave; derivanti dallo status di Comune dissestato se ne aggiunge un’altra di non poco conto. Con il Dl 35/2013 si &egrave; dato modo ai Comuni di accedere a corposi finanziamenti onerosi per saldare i debiti verso il sistema imprenditoriale divenuti certi, liquidi ed esigibili al 31 dicembre 2012. La stessa cosa sta avvenendo con il Dl 66/2014 per i debiti di fornitura perfezionati entro la fine del 2103: la Cassa depositi e prestiti ha erogato le somme necessarie a seguito di mutui trentennali. Tutto questo &egrave; avvenuto a prescindere dalle garanzie offerte dai Comuni richiedenti. In alcune realt&agrave; locali &egrave; quindi gi&agrave; intervenuta la Cassa con la risoluzione immediata del contratto di anticipazione di finanziamento (articolo10, comma 1, punto 3), ma non sar&agrave; facile riprendere indietro quanto erogato. La situazione fallimentare vissuta dagli enti dissestati non consentir&agrave;, infatti, di eseguire positivamente gli adempimenti contrattuali relativi. Per altri versi, la societ&agrave; pubblica creditrice non avr&agrave; la possibilit&agrave; di tentare, al riguardo, gli ordinari strumenti giudiziari di cui gode il creditore nei confronti del sistema imprenditoriale privato per imporgli l’adempimento restitutorio. Resta da capire quale sar&agrave; la soluzione, visto che agli enti locali non si applica la disciplina fallimentare, espropriativa ed esecutiva, sulle somme destinate all’esercizio delle funzioni fondamentali.</p>

© RIPRODUZIONE RISERVATA