di RICCARDO FERRAZZA e FLAVIA LANDOLFI (dal Sole 24 Ore)
Atteso da tempo il cantiere digitale entra finalmente in azione. Con il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici arrivato nei giorni scorsi il ministero delle Infrastrutture ha pubblicato sul proprio sito le “Linee guida per la gestione informativa digitale per le stazioni appaltanti e gli enti concedenti“, elaborate dalla Commissione di monitoraggio Bim (Building information modeling).
Un passaggio che chiude una fase di incertezza applicativa e mette nero su bianco come tradurre in pratica l’articolo 43 del nuovo Codice degli appalti e, dunque, l’applicazione e gestione dei metodi digitali per la progettazione e costruzione di nuove opere.
Gli obiettivi dichiarati di questo strumento sono il «miglioramento della qualità e coerenza della progettazione», la «strutturazione e tracciabilità dei processi», l’accesso digitale per i controlli di legge ma anche la «continuità informativa lungo il ciclo di vita dell’opera» e «l’integrazione con le politiche europee in materia di digitalizzazione e sostenibilità».
Un vero e proprio cantiere digitale obbligatorio dal 1° gennaio 2025 per le opere del valore di oltre 2 milioni di euro ma non superiori a 5,4 milioni. Sullo sfondo c’è la spinta del PNRR e la necessità di centrare la milestone legata proprio alla digitalizzazione degli appalti. Alla redazione delle linee guida ha partecipato ANAC, il cui presidente Giuseppe Busia sottolinea come «la gestione informativa digitale dei contratti attraverso la progettazione Bim favorisce l’efficienza in tutto il ciclo di affidamento, consente di evitare costose varianti in corso d’opera e proietta i suoi benefici anche dopo che l’opera è stata costruita, nella sua manutenzione e gestione. Il suo utilizzo – aggiunge – è quindi una chiave essenziale per garantire efficienza, evitare sprechi, aumentare la sicurezza nei cantieri, oltre che per evitare infiltrazioni della criminalità».
Dal punto di vista delle imprese, il giudizio è favorevole. Ance parla di «un contributo utile per superare le criticità applicative», sottolineando come il testo arrivi «in una fase cruciale di attuazione del nuovo Codice dei contratti pubblici». Il nodo era soprattutto il regime transitorio per il quale le Linee Guida stabiliscono un calendario preciso e secondo i costruttori «evitando aggravi non proporzionati per le imprese».
Un chiarimento che pesa, considerato il rischio di richieste retroattive o di revisioni forzate di progetti già impostati con modalità tradizionali. Fuori dal Bim restano le manutenzioni straordinarie, gli edifici vincolati o operazioni in corso alla data del 31 dicembre 2024. Secondo Ance oltre la non retroattività le Linee guida sanciscono «l’assenza di obbligo di revisione dei progetti redatti con modalità tradizionali» e «l’obbligo di adeguamento della documentazione di gara nei casi in cui la fase esecutiva ricada nell’ambito di applicazione della Gestione informativa digitale». Insomma è anche un cambio di passo che viene accolto con favore dalle imprese che lo definiscono «un cambiamento di paradigma organizzativo, giuridico e culturale del settore delle costruzioni».
* Articolo integrale pubblicato su Il Sole 24 Ore del 26 febbraio 2026 (In collaborazione con Mimesi s.r.l.)
Appalti digitali, arrivano le linee guida: «Progetti tracciabili e più controlli»
di RICCARDO FERRAZZA e Busia (Anac): aumenta la sicurezza e si evitano infiltrazioni criminali. Giudizio positivo di Ance: “Un contributo utile per superare le criticità applicative”
Il Sole 24 Ore
Scrivi un commento
Accedi per poter inserire un commento