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Anci in audizione al Senato: “Il decreto non dà risposte adeguate, da governo nessuna interlocuzione”

Fonte: Anci

Il decreto sulle liberalizzazioni delinea, nel settore dei servizi pubblici locali, “un contesto poco chiaro ed instabile, che presenta molteplici profili di criticità”. È quanto si legge nel documento che ieri l’Anci ha consegnato alla Commissione industria, commercio e turismo del Senato, nel corso di un’audizione informale. Innanzitutto, ha affermato il vicepresidente dell’Associazione e sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo, “la liberalizzazione dei servizi pubblici locali andava necessariamente preparata e condivisa in modo più stretto con i comuni e con i territori, per individuare le giuste economie di scala e non imponendo ambiti provinciali che non possono assicurare il risparmio e l’economicità di gestione. E invece il governo fino ad oggi non ci ha interpellato sull’argomento”. L’Anci critica in modo particolare la nuova soglia per l’affidamento dei servizi in house, che “appare irrisoria e praticamente impossibile da perseguire. Abbiamo proposto – prosegue Cattaneo – di portare questa soglia da 200 ad almeno 900 mila euro”. Per questi motivi l’Associazione ha consegnato alla Commissione le proprie proposte di emendamenti, che ruotano intorno ai principi del consolidamento del mercato e della concorrenza, degli incentivi alle dismissioni societarie (giudicati insufficienti) e dei meccanismi di tutela delle amministrazioni. Su quest’ultimo tema, in particolare, l’Anci suggerisce di “prevedere le conseguenze di eventuali gare andate deserte”, proponendo di “far conferire tutte le partecipazioni dei comuni ad un apposito Fondo mobiliare chiuso che, sotto la supervisione dell’Autorità garante della concorrenza e del Mercato, entro 18 mesi collochi sul mercato alle migliori condizioni tali partecipazioni, o proceda a liquidare le società ove necessario, restituendo ai Comuni le partecipazioni laddove il mercato stesso non volesse acquistarle per specifiche caratteristiche del territorio”. Più in generale, però, Cattaneo insiste sul mancato coinvolgimento dell’Anci nella fase di preparazione del decreto: “Non siamo d’accordo – spiega – con il provvedimento che è stato trasmesso al Senato perché non dà le risposte necessarie. Ma siamo assolutamente favorevoli all’avvio di un discorso serio sulle liberalizzazioni dei servizi pubblici locali. Notiamo invece una sorta di pregiudizio nei confronti delle società partecipate dai comuni, come se si trattasse sempre di carrozzoni inefficienti. La realtà ci dice invece che la maggior parte delle municipalizzate lavorano bene, creano utili e per questo non vogliamo rischiare di svenderle”. A questo proposito Cattaneo anticipa i numeri di una indagine inedita dell’Anci, “dalla quale risulta tra l’altro che le perdite delle municipalizzate di tutta Italia ammontano a 250 milioni, a fronte però di utili pari al doppio, ovvero 500 milioni”. Ecco perché, conclude il vicepresidente dell’Anci “ci aspettiamo e ci saremmo aspettati un’interlocuzione con il governo basata sul merito dei parametri di virtuosità da considerare, in modo da colpire le sacche di inefficienza ma non danneggiare le aziende sane”.

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