Agenzia delle Entrate: detassazione del salario accessorio per i dipendenti pubblici

12 Febbraio 2026
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Con un articolo pubblicato il 9 febbraio, l’Agenzia delle Entrate ha illustrato le principali misure fiscali introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 a sostegno del reddito da lavoro, con un focus specifico sugli effetti in busta paga per lavoratori dipendenti pubblici e privati.

Sul versante Irpef, la manovra interviene con la riduzione della seconda aliquota, misura che interessa una platea ampia di contribuenti collocati nella fascia intermedia di reddito, con l’obiettivo di alleggerire il carico fiscale e aumentare il netto percepito.

Per il settore pubblico, l’attenzione si concentra in particolare sul trattamento economico accessorio. La legge di Bilancio 2026 prevede infatti una riduzione dell’imposta sostitutiva applicabile alle somme accessorie corrisposte al personale non dirigente, a condizione che il reddito complessivo da lavoro dipendente non superi i 50.000 euro annui.
La misura si inserisce nel solco delle politiche di valorizzazione del lavoro pubblico, incidendo direttamente sulle trattenute in busta paga e rendendo più conveniente l’erogazione di indennità, premi e compensi accessori rispetto alla tassazione ordinaria Irpef e alle addizionali.
L’Agenzia delle Entrate sottolinea come il nuovo assetto fiscale renda necessario un attento coordinamento operativo da parte delle amministrazioni e dei sostituti d’imposta, chiamati ad applicare correttamente la disciplina agevolativa già in sede di liquidazione delle competenze.
La detassazione del salario accessorio si conferma così uno degli strumenti chiave della manovra 2026 per sostenere il potere d’acquisto dei dipendenti pubblici, senza incidere sulla struttura fondamentale del trattamento economico.

Impatti operativi per amministrazioni e uffici del personale

Dal punto di vista applicativo, la novità richiede un aggiornamento puntuale delle procedure da parte delle amministrazioni pubbliche e dei sostituti d’imposta. La corretta applicazione dell’imposta sostitutiva sul salario accessorio implica infatti verifiche sui requisiti reddituali, un coordinamento con i sistemi di gestione delle competenze e una gestione attenta delle eventuali rinunce del lavoratore al regime agevolato. Per gli enti, si tratta di un passaggio rilevante anche in termini di programmazione delle risorse destinate alla contrattazione integrativa.

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