Le Province rivendicano un ruolo nella coesione post-2027: il documento UPI sul QFP 2028-2034

L’Unione delle Province d’Italia chiede un riconoscimento formale e vincolante degli enti intermedi nella futura politica di coesione europea.

 

17 Giugno 2026
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Le Province italiane chiedono un riconoscimento “formale e vincolante” all’interno della futura architettura della politica di coesione europea. È la richiesta al centro del position paper presentato dall’Unione delle Province d’Italia (UPI) il 10 giugno 2026, in occasione dell’audizione davanti alle Commissioni congiunte di Senato e Camera dedicate al negoziato sul Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028-2034.
Il documento si inserisce in una fase delicata. La proposta presentata dalla Commissione europea il 16 luglio 2025 prevede un bilancio di quasi 2.000 miliardi di euro e una drastica semplificazione della struttura, con la riduzione dei programmi da 52 a 16 e delle rubriche da 7 a 4. Una sola macro-rubrica dovrebbe accorpare coesione, agricoltura e sicurezza, mentre il potere decisionale verrebbe trasferito in larga parte agli Stati membri, riducendo il coinvolgimento diretto delle Regioni. Difesa e competitività guadagnano risorse; coesione e politica agricola comune subiscono tagli.

È proprio questo lo scenario che preoccupa l’UPI. Secondo il documento, l’inserimento della coesione in un “contenitore unico” rischia di ridurne la riconoscibilità politica e la finalità territoriale, trasformandola da politica autonoma di riequilibrio a componente di un insieme di strumenti dagli obiettivi eterogenei. A ciò si aggiunge la pressione sul bilancio derivante dal rimborso del debito comune contratto con Next Generation EU, che potrebbe comprimere ulteriormente le risorse per i territori — un rischio particolarmente sensibile per l’Italia, che continua a presentare forti squilibri economici, infrastrutturali e demografici.

Tre assi strategici

La proposta UPI si articola su tre direttrici. La prima è il riconoscimento istituzionale permanente delle Province (livello statistico NUTS 3) nella governance multilivello, sia nella fase di programmazione, attraverso la co-progettazione degli indirizzi strategici, sia in quella di monitoraggio, con l’inserimento strutturale negli organi di sorveglianza.
La seconda direttrice individua nelle Province un hub di coordinamento e supporto tecnico per i piccoli Comuni e le aree interne. L’UPI valorizza qui l’esperienza maturata con le Stazioni Uniche Appaltanti (SUA) e nella gestione degli investimenti del PNRR, in particolare nel settore dell’edilizia scolastica.
La terza riguarda il ruolo di presidio per il riequilibrio territoriale e la valutazione dei risultati: in un modello orientato a milestone e target misurabili, le Province potrebbero raccogliere dati di avanzamento e individuare tempestivamente le criticità attuative.
A sostegno della propria posizione, l’UPI richiama gli interventi della 38ª Assemblea nazionale di Lecce (novembre 2025), dove il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva sottolineato che le Province “non possono essere destinate a un eterno limbo”, e il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto aveva richiamato la necessità di una coesione più flessibile e orientata ai risultati.
Il 2026, ricorda il documento, è l’anno decisivo per costruire la posizione negoziale, mentre il 2027 sarà quello della definizione degli strumenti attuativi.

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