A inizio novembre sono state sottoscritte due ipotesi di rinnovo contrattuale attese dal personale degli enti locali.
Il 3 novembre 2025 è stata firmata l’ipotesi di CCNL del Comparto Funzioni Locali, che riguarda il personale non dirigente.
L’11 novembre 2025 è arrivata la firma sull’ipotesi di CCNL dell’Area Funzioni Locali, dedicata a dirigenti e segretari comunali e provinciali.
Due contratti distinti, ma un impatto comune:
aumenti strutturali, riflessi fiscali e nuove responsabilità contabili per gli enti.
In questo podcast analizziamo cosa cambia, concretamente, sul piano economico e finanziario.
Entrambi i contratti coprono il triennio 2022–2024, sia nella parte giuridica sia in quella economica.
Gli incrementi riconosciuti non sono una tantum:
sono stabili, entrano a regime nello stipendio
e producono effetti su tredicesima, pensione e trattamenti di fine servizio.
Una parte degli aumenti è stata già anticipata negli anni 2022 e 2023 per legge.
Dal 1° gennaio 2024, però, gli importi vengono consolidati nei trattamenti economici, con effetti permanenti sui bilanci degli enti locali.
Per il personale del Comparto Funzioni Locali, gli aumenti arrivano principalmente attraverso tre canali.
Il primo è l’incremento degli stipendi tabellari, che diventa pienamente operativo dal 2024 ed è interamente pensionabile e tassato.
Il secondo è il conglobamento parziale dell’indennità di comparto nello stipendio:
– meno voci accessorie, più retribuzione fissa,
– con effetti positivi sulla base pensionabile.
Il terzo canale è il Fondo risorse decentrate, che continua a finanziare:
progressioni economiche,
indennità,
premi di performance.
Le progressioni non sono più “fasce”, ma differenziali stipendiali stabili:
una scelta che aumenta il reddito del dipendente,
ma che impegna in modo permanente la spesa dell’ente.
Per i dirigenti degli enti locali, lo stipendio tabellare arriva a regime a 50.005 euro lordi annui, comprensivi di tredicesima.
A questo si aggiunge l’incremento della retribuzione di posizione,
che dal 2024 cresce di 1.792 euro annui lordi per le posizioni già in essere,
con valori che vanno da circa 14.500 euro fino a oltre 48.000 euro.
Il perno del sistema resta il Fondo per la retribuzione di posizione e di risultato,
incrementato stabilmente del 3,05% del monte salari 2021.
Un punto chiave, spesso poco noto:
questi incrementi non rilevano ai fini del tetto di spesa del d.lgs. 75 del 2017,
come chiarito dal contratto stesso.
Per i segretari comunali e provinciali, gli aumenti sono differenziati per fascia.
Dal 2024:
–230 euro lordi mensili per le fasce A e B,
–184 euro lordi mensili per la fascia C.
La retribuzione di posizione cresce in base alla dimensione demografica dell’ente
e può arrivare, negli enti metropolitani, a oltre 68 mila euro annui lordi.
La retribuzione di risultato, invece, resta finanziata direttamente dal bilancio dell’ente,
con un limite ordinario del 10% del monte salari individuale,
che può salire al 15% o al 20% in presenza di incarichi o situazioni particolari.
Qui il messaggio è chiaro:
ogni scelta sulla performance del segretario ha un impatto immediato sui conti dell’ente.
Dal punto di vista fiscale:
-gli aumenti tabellari e di posizione sono tassati e pensionabili;
-la retribuzione di risultato è tassata ma non pensionabile;
-il welfare integrativo, nei limiti di legge,
-non concorre alla formazione del reddito.
Per questo molti enti potranno usare il welfare come strumento per contenere il cuneo fiscale senza aumentare la spesa strutturale.
Questi rinnovi contrattuali non parlano solo di stipendi.
Parlano di programmazione finanziaria, di gestione dei fondi e di sostenibilità dei bilanci locali.
Perchè è così importante capire cosa contengono i rinnovi dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro?
Questi rinnovi contrattuali non si traducono solo negli stipendi. Ritraggono un sistema di programmazione finanziaria, di gestione dei fondi e di sostenibilità dei bilanci locali.
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Corso formativo
I riflessi economici del CCNL 2022-2024
Indirizzi operativi
16 Dic 2025 ore 9.30 – 11.30
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