Burnout da Accrual nelle amministrazioni

Il ragioniere comunale è oggi custode solitario della compliance: bersaglio di responsabilità erariali, schiacciato da norme contraddittorie, privo di tutele psicologiche e istituzionali.

Italia Oggi
7 Luglio 2025
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DI ANTONIO TORTORELLA (Italia Oggi)

C’è una categoria che non sciopera, non alza la voce, ma da anni regge il peso di riforme contabili sempre più sofisticate con organici sempre più ridotte: i ragionieri pubblici. Dal patto di stabilità alla contabilità armonizzata, dal bilancio consolidato all’ultima frontiera dell’accrual accounting, è un percorso costellato da sigle, cadenze, responsabilità crescenti e risorse umane sempre più stremate. La contabilità per competenza economica, oggi in sperimentazione in molti Comuni, è presentata come passo verso modernità e trasparenza. Ma chi la deve attuare è già al limite. Nei piccoli enti gli uffici finanziari sono ridotti all’osso. A chi vi lavora si chiede di aggiornare il piano dei conti, redigere rendiconti in stile Ifrs, sistemare scritture patrimoniali, consolidare bilanci con partecipate spesso riluttanti.

Tutto senza rinforzi, senza formazione, con norme in perenne evoluzione. Il burnout non è più rischio teorico, ma condizione diffusa.
Il ragioniere comunale è oggi custode solitario della compliance: bersaglio di responsabilità erariali, schiacciato da norme contraddittorie, privo di tutele psicologiche e istituzionali. Se un Oss può contare su protocolli anti-stress, nella finanza locale si resta invisibili. Il risultato? Abbandoni, rifiuti di incarichi, deserti nei concorsi tecnici. Ora si aggiunge l’”accrual”, che rischia di diventare l’ennesima riforma a costo zero per lo Stato, ma ad altissimo costo umano peri Comuni. L’accrual accounting, calato dall’alto, somiglia più a un esercizio di stile per compiacere Bruxelles che a un supporto operativo reale. Nessuna riflessione su strumenti, risorse, cultura organizzativa. Presentato come “modernizzazione”, si traduce in nuovo adempimento astratto e burocratico, senza impatti concreti sui servizi. Parole come accountabilitye trasparenza abbondano nei documenti ufficiali, ma è sul campo che si misura la sostenibilità delle riforme. Chi governa i conti lo sa: non servono nuovi schemi, ma risposte concrete, personale formato, strumenti digitali soprattutto un cambio di paradigma. Dalla revisione della spesa pubblica (spending review) a quella della fatica umana (fatigue review): non sono più solo i bilanci a essere stressati, ma anche le persone che li redigono. La chiamano “spending review”, ma oggi servirebbe davvero una fatigue review: rivedere non la spesa, ma l’usura umana prodotta da anni di riforme senza uomini, innovazioni senza mezzi, contabilità senza respiro. , responsabile economico finanziario comune di Troia (FG).

* Articolo integrale pubblicato su Il Sole 24 Ore del 4 luglio 2025 (In collaborazione con Mimesi s.r.l)

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