Bilanci, rebus per i comuni

Italia Oggi
17 Gennaio 2019
Modifica zoom
100%

di Matteo Barbero

In Conferenza Stato-città il riparto dei contributi. Preventivi verso il rinvio al 31/3
Incognite sulle risorse alle province e sul fondo Imu-Tasi
Fondi per 440 milioni di euro da distribuire a province e comuni, ma senza un accordo sui criteri per operare il riparto. Potrebbe essere sintetizzato in questi termini il menù della Conferenza Stato-città e autonomie locali convocata per oggi in via straordinaria, che dovrebbe anche sancire l’ulteriore rinvio al 31 marzo del termine per il varo dei bilanci di previsione 2019-2021. Sul piatto, oltre alla proroga, ci sono le risorse stanziate dalla manovra per finanziare interventi di messa in sicurezza su strade e scuole e altre strutture pubbliche. Nel dettaglio, si tratta, da un lato, dei 250 milioni previsti dal comma 889 a favore delle amministrazioni provinciali, dall’altro dei 190 milioni destinati ai sindaci dai successivi commi 892 e seguenti. Sul primo punto, la norma dispone che le assegnazioni siano operate per il 50% agli enti che presentano una diminuzione della spesa per la manutenzione di strade e di scuole nell’anno 2017 rispetto alla spesa media con riferimento agli anni 2010, 2011 e 2012 e in proporzione a tale diminuzione e, per il restante 50%, in proporzione all’incidenza determinata al 31 dicembre 2018 dalle precedenti manovre di finanza pubblica rispetto al gettito dell’anno 2017 dell’imposta sull’assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile dei veicoli, dell’imposta provinciale di trascrizione, nonché del fondo sperimentale di riequilibrio. Ma l’Anci e l’Upi lamentano che la misura esclude dal suo ambito di applicazione le città metropolitane, per cui si dovrà valutare se sia possibile una forzatura interpretativa. In realtà, le associazioni sperano che il governo stanzi ulteriori risorse per non costringere a dividere la stessa torta fra un numero maggiore di commensali. Ma la vera partita si giocherà sul secondo punto, su cui i comuni chiedono due cose: da un lato, che il fondo Imu-Tasi sia riportato almeno al livello del 2018 (300 milioni), dall’altro che sia stabilita la possibilità di utilizzarlo in parte corrente. In effetti, sebbene si tratti di un contributo a ristoro del minor gettito ad essi derivante in conseguenza della sostituzione dell’Imu sull’abitazione principale con la Tasi su tutti gli immobili, la legge di bilancio pare imporne l’utilizzo in parte capitale, per opere pubbliche monitorate tramite la Bdap.-Mop. Sul bilancio ordinario, quindi, il taglio sarebbe del 100%, insostenibile per molti dei 1.800 municipi interessati. Se trovare nuove coperture pare essere complicato, modificare la destinazione di quelle già appostate non dovrebbe richiedere sforzi eccessivi, anche perché già a legislazione vigente il contributo può essere destinato anche a manutenzioni ordinarie, che sono tipicamente spese correnti. Il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, ha inoltre chiesto e ottenuto di discutere delle altre numerose questioni rimaste aperte dopo la chiusura della sessione di bilancio, a partire dall’alleggerimento del fondo crediti di dubbia esigibilità che i sindaci chiedono di ridefinire su diversi presupposti in modo da estenderlo ad un maggior numero di enti. La proposta è di agganciare la possibilità di agire in riduzione non ai tempi di pagamento, ma alla capacità di riscossione delle entrate e di estenderla anche all’accantonamento a rendiconto (oltre che a quello iscritto nei preventivi). Per questi ultimi, infine, dovrebbe essere concesso un ulteriore mese per l’approvazione, con il termine che slitterà dal 28 febbraio al 31 marzo.
Rassegna stampa in collaborazione con Mimesi s.r.l.

Scrivi un commento

Accedi per poter inserire un commento