L’Ancrel ha aderito convinta al Manifesto dei Ragionieri e dei Revisori degli Enti Locali approvato insieme alle associazioni dei responsabili dei servizi finanziari nell’ambito dei lavori del XXXV congresso Anci a Rimini il 24/10/2018.
Le proposte e criticità evidenziate nel documento vanno nella direzione di rendere il sistema più aderente alla realtà operativa. Si tratta di proposte costruttive per rinforzare i capisaldi del nuovo ordinamento contabile, eliminando o migliorando quelle parti che non producono un’utilità informativa o che non riescono ad essere attuate stante le difficoltà organizzative degli enti, in particolare di quelli di piccola dimensione.
Nella bozza di legge di bilancio 2019 si intravedono le prime semplificazioni o i primi chiarimenti come l’alleggerimento se non l’eliminazione del pareggio di bilancio e l’opportuno chiarimento delle modalità di costituzione del FPV.
In attesa dell’individuazione di un percorso chiaro, a nostro avviso inevitabile, con il quale transitare ad un sistema di contabilità economico patrimoniale come indicato dalla Direttiva UE 85/2011, si rende necessario anche una rivisitazione del TUEL al fine di un garantire un maggior coordinamento con il nuovo ordinamento contabile e con tutte le norme che si sono via via susseguite.
Per quanto riguarda i revisori degli enti locali, ad esempio, è inevitabile riscrivere l’articolo 239 del Tuel che contiene l’elenco dei pareri obbligatori. Come ben sappiamo i principi contabili ed il d.lgs 118/2011 hanno aggiunto altri pareri come quello sul riaccertamento straordinario ed ordinario (atti di Giunta e non di Consiglio) e quello sulle spese per manutenzione su beni di terzi. Inoltre, l’attuale rapporto di collaborazione con il Consiglio nei fatti si è evoluto. La Giunta ha un ruolo più importante sulla gestione del bilancio anche per via delle nuove regole sulle variazioni di bilancio e dell’impostazione delle unità di voto.
Si rende poi ineludibile una riforma del sistema di nomina. Pur confermando l’estrazione che ha introdotto la garanzia della terzietà dell’organo di revisione, occorre riflettere sul requisito della professionalità. I dieci crediti formativi annuali sono insufficienti. Al riguardo si rinvia all’atto di indirizzo approvato, con contributo di Ancrel, dell’Osservatorio sulla Finanza e sulla Contabilità del Ministero dell’Interno del 20 febbraio 2018.
In sintesi, le proposte sono:
- La creazione di una IV fascia per i comuni con una popolazione pari o superiore ai 50.000 abitanti.
- La modifica dei requisiti per l’iscrizione in I fascia (comuni con popolazione fino a 4.999 abitanti) per la quale viene previsto l’obbligo del conseguimento di 20 crediti negli undici mesi dell’anno precedente contro i dieci attuali.
- La formazione obbligatoria, per tutte e quattro le fasce, richiede un ulteriore requisito consistente nel superamento di un test di verifica delle competenze con cadenza annuale da effettuarsi a livello nazionale a cura del Ministero dell’Interno, con modalità telematica ed in almeno due sessioni per facilitare l’adempimento, l’accesso al quale è condizionato al conseguimento dei già previsti crediti formativi.
- La modifica dell’algoritmo del sorteggio per garantire più probabilità di estrazione per i revisori che non sono stati ancora estratti.
A queste proposte, nell’ambito della auspicata riforma del TUEL, deve essere aggiunta l’eliminazione dell’ostracismo a vita previsto dall’articolo 235, comma 1, del Tuel che vieta al revisore dei conti la possibilità di svolgere nello stesso Comune più di due incarichi, anche se il terzo incarico sia stato ottenuto mediante il nuovo sistema di estrazione a sorte.
Per lo meno questa è la conclusione a cui è giunto il Tar per la Puglia, nella recente sentenza n. 1273/2018 sull’onda di quanto già stabilito dal Consiglio di Stato, sezione V, sentenza n. 5976/2014. È evidente che si tratta di una stortura del sistema. L’articolo 235, comma 1 nasce prima della riforma delle modalità di nomina introdotta dall’articolo 16, comma 25 del Dl 138/2011 quando ancora la nomina era di appannaggio dei Consigli.
Con questa interpretazione si limita in modo ingiusto e forse incostituzionale, la possibilità di svolgere per sempre un incarico quando in realtà il sistema dovrebbe tutelare l’esigenza di creare delle professionalità adeguate per le quali occorrono anni e di studio e preparazione. Purtroppo, come evidenziato nel Manifesto, se oggi si fatica a trovare in molti enti chi si assuma la responsabilità di svolgere il ruolo di responsabile del servizio finanziario, il rischio, tenuto conto anche del basso livello dei compensi non aggiornati da 13 anni, è quello di disincentivare anche i revisori degli enti locali il cui numero complessivo dopo il “boom” iniziale è in calo.
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