Avanzi, quote vincolate e saldi. Arriva la “rivoluzione” del pareggio di bilancio

il sole24ore
10 Ottobre 2018
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di Gianni Trovati

Avanzi, quote vincolate e saldi. Arriva la “rivoluzione” del pareggio di bilancio di Gianni Trovati Q E L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA Dal prossimo anno gli enti locali dovranno rispettare il pareggio di bilancio disegnato dal decreto legislativo 118 del 2011, con tanti saluti ai vincoli dettati dall’articolo 9 della legge 243. Tradotto in pratica, significa che l’avanzata di amministrazione sarà sempre rilevante per il pareggio, e che per sbloccare risorse per gli investimenti non ci sarà più bisogno del sistema dei patti nazionali e regionali che fino a oggi hanno complicato la vita delle amministrazioni senza riuscire a far ripartire la loro spesa in conto capitale. Le nuove regole saranno scritte dalla legge di bilancio, che di conseguenza cancellerà anche l’attuale griglia di monitoraggi, certificazioni e sanzioni collegate. Un’ottima notizia anche per responsabili dei servizi finanziari e revisori dei conti, che hanno cominciato ad apprenderla sabato all’assemblea nazionale dell’Ancrel (dove è stato eletto presidente Marco Castellani, da anni stretto collaboratore di Antonino Borghi). Le norme in cantiere Con le norme in cantiere al ministero dell’Economia, la legge di bilancio promette di rivoluzionare la gestione contabile negli enti locali. Le tante novità in preparazione non devono far perdere di vista la sostanza dell’intervento, figlio delle due sentenze (la 247/2017 e la 101/2018) con cui la Corte costituzionale ha colpito le regole attuali del pareggio di bilancio. In pratica, scompare il doppio binario che dal 1999, data di nascita del Patto di stabilità interno, ha costretto le amministrazioni locali a fare i conti con le regole generali di contabilità da un lato, e con i vincoli di finanza pubblica dall’altro. Dal 2019, il rispetto del saldo non negativo calcolato con i criteri del decreto legislativo 118 permetterà di rispettare anche i vincoli di finanza pubblica, senza più dover considerare gli obiettivi diversi che dopo gli anni della “competenza mista” e dei quattro saldi incrociati hanno trasformato i ragionieri in “supersolutori” di rebus contabili complessi quanto spesso inefficaci sul piano pratico. La circolare 25/2018 con cui la Ragioneria generale ha dato la settimana scorsa il via libera all’utilizzo degli avanzi per gli investimenti offre quindi un antipasto, limitato per problemi di calendario e per esigenze di copertura sul piano complessivo del consolidato della Pa. Dall’anno prossimo, in base al progetto in via di costruzione, lo sblocco sarà generale, e non distinguerà l’utilizzo degli avanzi per spesa corrente o di conto capitale. Le novità interesseranno ovviamente tutti gli enti con risultato di amministrazione positivo, ma c’è una questione ancora da risolvere. Il problema non si pone quando il saldo resta positivo anche dopo aver sottratto le quote di avanzi accantonate, vincolate e destinate. Ma negli enti in disavanzo come si può disegnare una nuova regola che eviti quello che secondo la Consulta è un “prelievo forzoso” di quote del risultato di amministrazione senza far saltare i conti? Sul tavolo ci sono due soluzioni alternative, elaborate in queste settimane da Arconet. La prima prevede la possibilità di utilizzo libero del risultato di amministrazione al netto di Fondo crediti di dubbia esigibilità e di Fondo anticipazioni di liquidità. La seconda è simile alla prima, ma disegna anche una corsia preferenziale per le quote vincolate che, in quanto tagli, dovrebbero essere “coperte” senza eccezioni. In attesa della legge di bilancio Per la decisione finale bisogna ovviamente attendere i testi della legge di bilancio, in un capitolo che comunque appare al momento decisamente più “tranquillo” rispetto alla media di una manovra che sta facendo discutere politica, mercati e controllori (oggi arriverà il giudizio dell’Ufficio parlamentare di bilancio). Anche perché, a differenza di quanto una lettura disattenta potrebbe far pensare, le novità in arrivò sono profonde ma non comportano grossi problemi di copertura. Nei bilanci dei Comuni ci sono avanzi per 5,3 miliardi secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio (e il conto sale a 16,2 miliardi considerando gli altri enti territoriali, regioni comprese), ma la capacità effettiva di spesa dipende dalla presenza di progetti esecutivi, gare e procedure che siano in grado di superare i tanti vincoli del Codice appalti (anch’esso al centro di tentativi di semplificazione). La copertura, allora, può essere garantita dagli effetti di finanza pubblica prodotti dallo stop al bando periferie (900 milioni per i prossimi tre anni oltre ai 140 sul 2018) e dai 2,3 miliardi in tre anni che secondo la scorsa legge di bilancio avrebbero dovuto alimentate i patti nazionali in via di abbandono proprio grazie alle nuove regole. Dovrebbero invece restare in vita le cabine di regia regionali per lo scambio degli spazi di indebitamento, un meccanismo comunque destinato a diventare ancor più marginale nel nuovo quadro di finanza pubblica.

Rassegna stampa in collaborazione con Mimesi s.r.l.

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