Lo sblocco degli avanzi non riguarda i mutui

Italia Oggi
10 Ottobre 2018
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di Matteo Barbero

Lo sblocco degli avanzi non riguarda quelli derivanti da mutui contratti dagli enti locali negli anni passati. Lo ha chiarito il Mef rispondendo al quesito di un comune che chiedeva lumi sulla portata della recente circolare n. 25/2018 con la quale la Ragioneria generale dello stato, recependo le sentenze n. 247/2017 e 101/2018 della Corte costituzionale, ha riscritto le regole del pareggio di bilancio. Ma la limitazione dovrebbe avere durata breve, perché dal prossimo anno la liberalizzazione potrebbe essere piena. In effetti, la circolare per il momento rende utilizzabile solo l’avanzo «per investimenti», sia diretti che indiretti, ossia fi nalizzati a far realizzare investimenti ad altri enti pubblici o privati. Resta congelato, invece, l’avanzo di parte corrente, in contrasto con quanto affermato dalla Consulta. Per quanto concerne la scomposizione dell’avanzo, la stessa Rgs, nella nota inviata il giorno dopo l’uscita della circolare, ha precisato che l’utilizzo riguarda qualsiasi tipologia correlata a investimenti (per esempio, quote vincolate, quote destinate o quote libere). Nella risposta al quesito, invece, viene posto un nuovo paletto, riguardante le eventuali quote vincolate collegate a economie su vecchi prestiti. Tale affermazione pare collegata a quanto riportato nella circolare n. 5/2018, laddove si chiariva che il fondo pluriennale vincolato (di entrata e di spesa) determinato dalla devoluzione di mutui e da avanzo vincolato derivante da economie di spesa fi nanziate da mutui è da considerarsi alla stregua di indebitamento e, pertanto, va escluso dal saldo fi nale di competenza rilevante ai fi ni del pareggio di bilancio. Ma, nuovamente, si tratta di una limitazione che fa a pugni con le pronunce dei giudici delle leggi e, come detto, anche con le indicazioni già fornite da Via XX Settembre. Dietro questa lettura restrittiva, pare esserci però solo un problema di copertura: gli spazi liberati dal congelamento del bando periferie non sono illimitati e quindi il Mef si cautela. A regime, tuttavia, la soluzione più gettonata, già da tempo al vaglio dei tecnici, continua ad essere il superamento del pareggio e l’applicazione dei soli equilibri previsti dal dlgs 118/2011 (si veda ItaliaOggi del 31/5/2018 e del 15/8/2018). Cancellare tout court il meccanismo signifi cherebbe, però, liberalizzare anche il ricorso al debito con un ulteriore effetto negativo sui fondamentali della fi nanza pubblica.

Rassegna stampa in collaborazione con Mimesi s.r.l.

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