Investimenti dei Comuni dimezzati dal 2008. Tre mosse per ripartire

Il Sole 24 Ore
17 Luglio 2018
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Nei primi sei mesi del 2018 i Comuni hanno pagato investimenti per 3,45 miliardi, cioè il 9% in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. E il confronto con il 2008 registra una flessione del 46,7%. Il nuovo tentativo di far ripartire la spesa in conto capitale, al centro dell’agenda del governo, punta su un piano in tre mosse: subito interventi interpretativi per sbloccare la gestione delle spese di progettazione e una parte di avanzi, semplificazione degli appalti e riforma del pareggio di bilancio con la manovra d’autunno. Servizio a pagina 2

Un’altra frenata, l’ennesima, rallenta anche nella prima metà di quest’anno gli investimenti dei Comuni. E spiega il degrado di strade, edifici pubblici e arredi urbani di molte città italiane, ma anche il nuovo protagonismo del tema investimenti nell’agenda del governo. Ai tavoli tecnici si sta lavorando a un piano in tre mosse, per semplificare le procedure degli appalti e per la liberazione degli avanzi, cioè i “risparmi” bloccati nei conti degli enti locali dalle regole attuali del pareggio di bilancio; una liberazione che passerebbe prima da alcuni interventi interpretativi ora sui tavoli del Mef, per poi arrivare alla riscrittura del pareggio nella manovra d’autunno. In gioco (calcola l’Upb) ci sono 3,7 miliardi di euro nei Comuni (e 16,2 in tutti gli enti territoriali, regioni comprese), che in larga parte sarebbero coperti dai risparmi in eccesso (overshooting) che gli enti locali realizzano ogni anno per la complessità delle regole e i difetti della programmazione. Ma è dai numeri realizzati finora che bisogna partire.

Il Siope, il cervellone dell’Economia che tiene sott’occhio le casse degli enti pubblici, mostra quelli più significativi all’atto pratico: i pagamenti effettivi in conto capitale, frutto quindi degli appalti che hanno superato tutti gli ostacoli prodotti da progettazione, impegni di spesa e realizzazione dei lavori. E le cifre raccontano di una costante morìa degli investimenti, nonostante i molti tentativi. Nei primi sei mesi del 2018, i Comuni hanno pagato fatture per investimenti per 3,45 miliardi, cioè il 9% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Nel 2017, la flessione era stata del 4,7% ma al di là delle oscillazioni nei decimali – che dipendono anche dai tempi della regolazione contabile – il quadro strutturale si fa chiaro quando si allarga lo sguardo della serie storica.

Rispetto al 2008, il calo degli investimenti è del 46,7%, e qualche altra cifra aiuta ad andare più sul concreto. Nel primo semestre di dieci anni fa i sindaci avevano speso 1,33 miliardi per le strade, mentre quest’anno si sono fermati a 646 milioni (-51,3%). Per costruire o risistemare impianti sportivi si è passati da 313 a 173 milioni (-44,7%), per la «sistemazione del suolo» (riassetto idrogeologico) il crollo è da 298 a 131 milioni (-56,1%) e per le infrastrutture idrauliche si arriva quest’anno a 136 milioni contro i 372 di dieci anni fa (-63,5%). La “cura” prodotta dalla crisi ha funzionato meno sulla spesa corrente: tra 2008 e 2018 il confronto fra i semestri mostra una crescita del 7%, comunque più lenta rispetto al 16% fatto segnare in dieci anni dallo Stato (Il Sole 24 Ore del 7 luglio). La spesa del personale ha frenato per il lungo blocco di stipendi e assunzioni, ma ora è in ripresa con il rinnovo del contratto e l’allargamento del turn over; e nonostante le molte spending review il costo di beni e servizi (compresi i contratti per trasporti, rifiuti e così via) è in crescita.

Il nuovo tentativo di rilancio degli investimenti, sottolineato dal ministro dell’Economia Giovanni Tria e dal titolare degli Affari europei Paolo Savona come chiave per accendere tutta la politica economica del governo, parte da qui. E per gli enti locali vede prima di tutto un lavoro sulla contabilità. Sono pronti al Mef due interventi per rendere più gestibili le spese di progettazione, evitando il blocco quando non si ha la certezza matematica di arrivare in fondo all’opera, e l’utilizzo degli avanzi vincolati anche negli enti con i conti in rosso. Il secondo tempo arriverà invece con la manovra, quando saranno riscritte le regole di calcolo sul pareggio di bilancio per liberare del tutto i “risparmi” degli enti. Sulle regole attuali, del resto, sono arrivate due bordate dalla Corte costituzionale, per cui sarebbe complicato già oggi ipotizzare sanzioni agli enti che non rispettano una norma incostituzionale. La terza mossa è intitolata alle semplificazioni, e si concentra in un pacchetto di revisione del Codice appalti che Anci e Ance presenteranno giovedì. Tre premesse importanti, per imboccare la strada di una ripresa che però appare ancora lunga.

 

Rassegna Stampa in collaborazione con Mimesi srl

 

 

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