Revisione invece che abrogazione del redditometro. Proroga invece che abolizione dello spesometro. E stop allo split payment solo per i professionisti con ritenuta d’acconto. La montagna del decreto dignità ha partorito, per quanto riguarda le norme fi scali, un topolino. Rispetto alle promesse dei giorni scorsi è un passo indietro, quello contenuto nella bozza del decreto legge dignità esaminato ieri in preconsiglio dei ministri (in tarda serata il consiglio dei ministri non era stato ancora convocato). E l’esito potrà essere ancora più riduttivo se dal provvedimento approvato saranno espunte (per problemi di gettito) la norma sullo split payment e quella sullo spesometro.
Redditometro
La misura del d e c r e t o dignità, si legge nella relazione di accompagnamento, è volta a «revisionare l’istituto del redditometro in chiave di contrasto all’economia sommersa». Un ripensamento, dunque, rispetto all’idea iniziale, spiegata più volte dal ministro dello sviluppo economico e del lavoro Luigi Di Maio, di proced e r e a una a b o lizion e dello strum e n to. La norma interviene sul decreto che viene approvato ogni due anni dal ministero dell’economia e che contiene gli elementi indicativi di capacità contributiva (quello attualmente in vigore è il dm 16 settembre 2015). L’intervento modifica la procedura di approvazione del dm con gli indici di capacità contributiva sottoponendolo alla consultazione di Istat e associazioni per «gli aspetti riguardanti la metodica di ricostruzione induttiva del reddito complessivo in base alla capacità di spesa e alla propensione al risparmio dei contribuenti». Successivamente, si stabilisce che solo per i controlli «ancora da effettuare sull’anno di imposta 2016 e successivi» non si applicherà il decreto 2015, proprio perché dovrà esserne approvato uno con una metodologia diversa. L’impianto del meccanismo resta immutato e a sottolinearlo è sempre l’articolo del decreto dignità. Sia per quanto riguarda gli atti in essere per gli anni di imposta fi no al 2015, sia per gli atti già notifi cati per cui «non si fa luogo al rimborso delle somme già pagate».
Spesometro
La tanto annunciata abrogazione dello spesometro, anticipata rispetto al suo naturale epilogo stabilito al 1° gennaio in coincidenza con l’avvio della fatturazione elettronica, si trasforma in una proroga. Con l’effetto dunque di far coesistere fatturazione elettronica e spesometro. La bozza di decreto sposta al 28 febbraio 2019 la scadenza per l’invio dati e fattura sia per i contribuenti che hanno optato per la trasmissione trimestrale del 2018 sia per quelli semestrali. Nel primo caso la scadenza cadeva il 30 novembre e sarà unificata con quella del 4° trimestre 2018, cioè il 28 febbraio 2019. Stesso discorso per chi ha scelto l’opzione dell’invio semestrale: i dati del primo semestre da inviare entro il 30 settembre potranno essere trasmessi al 28 febbraio 2019.
Ostacoli sullo split payment
La scissione dei pagamenti è bloccata solo nel caso in cui la partita Iva operi nei confronti della pubblica amministrazione in regime di ritenuta d’acconto. E quindi si ritiene che il confi ne dell’abrogazione riguardi solo i professionisti. La norma però è sub iudice della Ragioneria. Nella relazione tecnica di accompagnamento al provvedimento c’è scritto infatti che è in corso di valutazione l’impatto sui conti. Più in discesa, dal punto di vista fi nanziario la strada per le altre due norme. Per il redditometro revisionato si legge che: «La disposizione può considerarsi neutra in termini fi nanziari in quanto è prevedibile che il nuovo decreto ministeriale sia emanato in tempo utile per selezionare i soggetti ed effettuare i controlli prima dello spirare dei termini di decadenza per l’anno di imposta 2016, che scadono nel 2022 nei casi in cui la dichiarazione dei redditi è stata presentata e nel 2024 nei casi in cui è stata omessa». Per lo spesometro, la relazione tecnica specifi ca invece che «la disposizione non produce effetti sul gettito in quanto (…) chiarisce l’applicazione dell’articolo 1-ter del dl n. 148 del 2017 che già prevede tale facoltà per i contribuenti che inviano semestralmente i dati in fatturazione».
Rassegna Stampa in collaborazione con Mimesi srl
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