La P.A. deve saldare a 30 giorni

ItaliaOggi
8 Giugno 2018
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di ANGELO CARLO COLOMBO e VINCENZO CRISTIANO

Le p.a. sono tenute a pagare le merci e i servizi acquistati entro 30 giorni o, in circostanze eccezionali, entro 60 giorni dal ricevimento della fattura. Questa, in sintesi, la motivazione che ha indotto ieri la Commissione europea a inviare un parere motivato all’Italia in quanto il suo diritto nazionale non è conforme alla direttiva sui ritardi di pagamento (direttiva 2011/7/ Ue). E invero nel mese di aprile 2017 l’Italia ha apportato una serie di modifiche al Codice dei contratti pubblici italiano. È notorio che la puntualità dei pagamenti è particolarmente importante per le piccole e medie imprese (Pmi), che confi dano in un fl usso di cassa positivo per assicurare la propria gestione finanziaria, la propria competitività e, in molti casi, la propria sopravvivenza. Una delle nuove disposizioni estende sistematicamente di 30 giorni i tempi di gestione del pagamento delle fatture per stato avanzamento lavori negli appalti pubblici. A tal riguardo, le Autorità italiane asseriscono che tale ulteriore periodo sia necessario ai fi ni delle verifi che, «anche qualora siano già state svolte nel corso delle diverse fasi di realizzazione delle opere pubbliche». Siffatta disposizione, che allunga il periodo in questione di ulteriori 30 giorni, si confi gura come una macroscopica violazione della direttiva sui ritardi di pagamento. La direttiva dispone che le autorità pubbliche debbano eseguire i pagamenti non oltre 30 o 60 giorni dalla data di ricevimento della fattura o, se del caso, al termine della procedura di verifi ca della corretta prestazione dei servizi. A livello procedurale, nel luglio 2017 la Commissione ha inviato una lettera di costituzione in mora all’Italia nel quadro di un impegno costante volto a garantire la tempestività dei pagamenti a favore degli operatori economici, spesso Pmi, e a migliorare l’attuazione della direttiva in tutta l’Ue. L’Italia dispone ora di due mesi per rispondere alle argomentazioni formulate dalla Commissione; in caso contrario, Bruxelles potrà deferire l’Italia alla Corte di giustizia Ue.
Rassegna Stampa in collaborazione con Mimesi srl

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